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Emergenza rifiuti a Rossano, “Terra e Popolo” attacca il sindaco Antoniotti

Emergenza rifiuti a Rossano, “Terra e Popolo” attacca il sindaco Antoniotti
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I rappresentanti del movimento "Terra e Popolo"

Sempre più delicata la questione rifiuti a Rossano. Per il movimento “Terra e popolo”, l’emergenza vissuta dalla cittadina della Sibaritide è anche il frutto della cattiva gestione della vicenda da parte dell’amministrazione comunale rossanese. «Il sindaco (Antoniotti ndr) – fanno sapere i rappresentanti del movimento – insieme a quasi tutto il centro destra locale, vuole l’apertura della discarica privata di Scala Coeli, fregandosene altamente delle alternative possibili. Se apre la discarica di Scala Coeli il sindaco può continuare a parlare di raccolta differenziata senza farla ancora per qualche anno, e di grandi campagne di sensibilizzazione straordinarie dell’azienda-partner che è la stessa azienda proprietaria della discarica di Scala Coeli.

«Il sindaco – proseguono i vertici di “Terra e Popolo” –  continua addirittura a inventarseli i dati sulla differenziata, che sono quelli che abbiamo riportato noi qualche giorno fa, quelli del rapporto Arpacal, che sono più bassi di quelli già ridicoli riportati dal sindaco e che smentiscono i proclami dei mesi scorsi quando il sindaco affermava che nei primi mesi del suo mandato la raccolta differenziata è aumentata vertiginosamente.  Almeno su una cosa il sindaco è chiaro: vuole conferire, in una qualsiasi discarica, rifiuti “tal quale” ovvero senza trattamento, mettendo in atto l’ordinanza di Scopelliti che, oltre a rappresentare un disastro ambientale legalizzato, infrange le norme della comunità europea per cui l’Italia e la Calabria saranno multate pesantemente».

Il movimento, poi, detta anche le possibili soluzioni per uscire dall’emergenza. «Togliere i cassonetti, avviare il porta a porta e prendere in gestione l’impianto di Bucita per la fase di transizione, prendendosi le proprie responsabilità di amministratori pubblici di fronte ai cittadini, garantendo il lavoro senza aspettare inutili lungaggini con aziende private che in dieci anni hanno solo speculato sui soldi dei cittadini. Bilanci alla mano, avremmo risparmiato decine di migliaia di euro con un sistema molto più trasparente. Se quell’impianto funzionasse potrebbe sottrarre quasi il 50% dei rifiuti indifferenziati dalle discariche, ad oggi invece viene pagato amaramente e non serve a nulla».

Pasqualino Bruno

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