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Trebisacce, Broglio e i Giardini nei “Luoghi del cuore” del Fai

Trebisacce, Broglio e i Giardini nei “Luoghi del cuore” del Fai
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trebisacce-aerea1Il sito archeologico di Broglio ed i giardini di Trebisacce inseriti nella lista dei “Luoghi del cuore” redatta dal FAI (fondo ambiente Italia) in collaborazione con Intesa San Paolo. Si tratta di un censimento nazionale dei beni ambientali da sottoporre a tutela attraverso il quale si chiede ai cittadini che sentono in modo particolare l’esigenza di salvaguardare i luoghi della memoria come beni da custodire e da tramandare alle future generazioni.  «L’appello del FAI – secondo la nota del delegato all’Ambiente Gianpaolo Schiumerini – è volto alla difesa di tesori piccoli e grandi, più o meno noti, che occupano un posto speciale nella vita di chi li ha a cuore. Il progetto del FAI –  ha aggiunto Schiumerini – ha l’obiettivo di coinvolgere concretamente tutta la popolazione, di qualsiasi età e nazionalità, e di contribuire alla sensibilizzazione sul valore del nostro patrimonio artistico, monumentale e naturalistico, sollecitare le Istituzioni locali e nazionali competenti affinché riconoscano il vivo interesse dei cittadini nei confronti delle bellezze del Paese e mettano a disposizione le forze necessarie per salvaguardarle così da rendere possibile il recupero di uno o più beni votati».

Secondo Schiumerini il FAI ha riconosciuto la valenza storica e ambientale di questi due piccoli tesori ed ha comunicato che nel nostro territorio sono stati segnalati due luoghi del Cuore: il Sito Archeologico di Broglio ed i Giardini di Trebisacce ( le cosiddette vigne) come aree di particolare pregio storico e naturalistico. «L’attenzione del FAI (Fondo Ambiente Italiano) – ha concluso il dirigente di SEL – ci deve spingere verso una maggiore attenzione, tutela e valorizzazione del nostro territorio, con particolare riferimento all’area dei Giardini, interessata da un costante fenomeno di abusivismo edilizio che sta restringendo sempre di più per gli spazi verdi e quelli a vocazione agricola».

Pino La Rocca

 

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