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Continua “migrazione sanitaria” in Basilicata. A Trebisacce non è possibile effettuare risonanza magnetica

Continua “migrazione sanitaria” in Basilicata. A Trebisacce non è possibile effettuare risonanza magnetica
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Repertorio

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La Regione Calabria, per la sola area dell’Alto Jonio, pagherebbe alla regione Basilicata circa 400mila euro all’anno solo per esami di risonanza magnetica, cioè tanto quanto basterebbe per acquistare 2 apparecchiature complete di risonanza magnetica. Si eviterebbe così di alimentare la migrazione sanitaria verso le regioni limitrofe e si limiterebbero i disagi ai cittadini che devono percorrere circa 40 chilometri per raggiungere Scanzano (MT) e sottoporsi ad una risonanza articolare, un esame divenuto ormai frequente, quasi di routine. Sono infatti tantissimi gli utenti dei paesi dell’Alto Jonio, specie quelli che si trovano oltre Trebisacce i quali, per accorciare i tempi delle liste d’attesa presso i centri diagnostici pubblici di Castrovillari e Rossano, che di solito superano abbondantemente il mese d’attesa, si rivolgono, pagando solamente il relativo ticket, al centro diagnostico “privato” di Scanzano (MT), peraltro più vicino per molti paesi dell’Alto Jonio, dove la risonanza magnetica viene eseguita al massimo nel giro di una settimana e, addirittura nel giro di 36/48 ore, nei casi di urgenza certificata.

I 400mila euro spesi per risonanza magnetica ovviamente sono solo un granello di sabbia rispetto alla spesa complessiva per la migrazione sanitaria passiva che la Calabria paga ogni anno alle altre regioni e che supera i 10milioni di euro, ma siamo di fronte, anche in questo caso, ad un chiaro esempio di sperpero di risorse pubbliche da parte della sanità calabrese. Basterebbe infatti completare del necessario accessorio che consente la “risonanza articolare” la nuovissima Tac consegnata di recente al servizio di Radiologia di Trebisacce per soddisfare le esigenze delle popolazioni locali. Un accessorio, quello della risonanza articolare, che completerebbe la Tac di ultima generazione fornita al “Chidichimo” solo di recente e salvata da tanti altri “appetiti” per la serietà del Diggì Scarpelli. Una Tac di nuovissima generazione e non una di “seconda mano” la quale esegue un esame in pochi minuti e che quindi consente oggi agli addetti ai lavori di moltiplicare enormemente gli esami diagnostici rispetto al passato, quando per eseguire una Tac ci volevano diverse ore. In questo senso, per la verità, c’è già l’impegno verbale del direttore generale Scarpelli il quale, proprio in occasione dell’inaugurazione della nuova Tac ha promesso che quanto prima la nuova Tac sarà dotata di “dental-scan” per la panoramica dentale e della risonanza articolare che, a differenza della “total body” (esame totale), è poi quella più richiesta e più gettonata. Della parola del Diggì Scarpelli non c’è da dubitare e la fornitura della Tac ne è l’esempio lampante, ma occorre accorciare i tempi per evitare di continuare a foraggiare le strutture della altre regioni (peraltro private) e dilapidare così tante risorse che potrebbero essere impiegate per altri importanti servizi sanitari.

Pino La Rocca

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