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Lauropoli, due coniugi avvelenati da erba selvatica. Non sono in pericolo di vita

Lauropoli, due coniugi avvelenati da erba selvatica. Non sono in pericolo di vita
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Mandragora_officinarum_001Dopo Mirto negli scorsi giorni, in cui vittima è stato un cinquantaseienne del luogo ancora in terapia intensiva presso l’Ospedale di Rossano, l’erba velenosa “Mandragora” (nella foto) ha intossicato altre due persone nella frazione Lauropoli di Cassano all’Ionio. Vittime, infatti, della cattiva erba due coniugi che si sono sentiti male subito dopo averne consumato un solo boccone. L’intervento immediato del 118 di Cassano All’Ionio, guidato nel particolare intervento dal dott. Carmine Sprovieri, coadiuvato dall’infermiere Rocco Ricciardulli e dall’autista Salvatore Arcario, ha evitato conseguenze più gravi per i due malcapitati. Infatti i coniugi intossicati dalla “mandragora”, se la sono cavata con qualche malore ed un  ricovero in ospedale a Castrovillari.

A riferire i fatti è sto lo stesso dott. Scutari, il quale ha confessato di non essersi mai trovato di fronte ad un simile caso di avvelenamento da erba selvatica. Avvertiti dal figlio della coppia, l’equipe di pronto soccorso ha constatato nei poveri malcapitati subito un forte stato di allucinazione e di forte agitazione, tanto da rendere necessario il sopraggiungere di un’altra unità di pronto soccorso da Trebisacce, coordinata dal dott. Vito Bonanno, per il trasporto dei due in ospedale a Castrovillari. Il dottor Si è subito messo in contatto con il centro antiveleni di Milano per cercare di appurare l’origine del malassere, dato che il figlio ha subiti riferito che i coniugi si erano sentiti male subito dopo aver ingerito l’erba da campo, aggiungendo che subito la mamma aveva palesato il gusto più amaro del solito della verdura. Da qui la scoperta del particolare avvelenamento e la cura. L’erba era stata raccolta nelle campagne adiacenti la frazione di Lauropoli da uno dei due coniugi. I coniugi intossicati non sono in pericolo di vita e non hanno avuto conseguenze così gravi per come invece successo al cinquantaseienne rossanese avvelenato ad inizio settimana. I due coniugi, infatti, ha spiegato il dottore hanno ingerito una quantità minima di erba da campo.

lourdes delfini viaggiTre casi in due giorni, abbastanza per allertare i consumatori di erba selvatica affinché si faccia attenzione nella raccolta. La “mandragora” è una particolare erba selvatica, costituita da foglie piatte e pelose con un fiore violaceo e radice molto spessa e compatta, che somiglia molto alla comune verdura da campo che cresce spontanea e che nella zona, nota in dialetto come “A vurrain”, viene consumata cotta ed anche utilizzata come ripieno di particolari pizze. Confondere i due tipi di erbe da campo significa esporsi a rischi per la propria salute, come successo a Mirto e Lauropoli. Effetti dell’avvelenamento da “Mandragora” sono proprio le allucinazioni e scompensi neurologici.  

Pasquale Golia

 

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