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L’Alto Jonio sta franando. Alessandria dimenticata. E i “politici” dove sono?

L’Alto Jonio sta franando. Alessandria dimenticata. E i “politici” dove sono?
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canvasLETTERA AL PRESIDENTE DELLA PROVINCIA MARIO OLIVERIO – Signor Presidente, sperando che i giornali regionali abbiano un po’ di spazio per ospitare questa breve lettera e che tu abbia un po’ di tempo libero per leggerla, voglio soltanto dire che nemmeno gli amministratori e quei pochi politici della mia terra, forse occupati e preoccupati se buttarsi con Matteo Renzi o con il “cavaliere”, hanno l’interesse di conoscere un po’ di storia dei guai e della sfortuna dell’ Alto Jonio cosentino, “la periferia delle periferie”, come l’ebbero a definire, prima di Giacomo Mancini, alcuni giornalisti e sociologi francesi che alla fine degli anni ’50 vennero a indagare nel Sud Italia e scrissero pure un bel libro, intitolato “In Calabria”. Interessano anche le memorie dei nostri vecchi, che ricordavano tutti i disastri del secolo scorso: nel 1907, Albidona ebbe danni gravissimi nelle località Valle bruca, Santo Dodaro, Lacci, Manganile e Cerusso. Nel 1915, un altro nubifragio provocò il crollo di alcune masserie. Quello del 1916 danneggiò anche gli altri paesi del comprensorio. Nel 1930-31, ancora frane nelle contrade Lacci e Micaro. Ne risentirono pure Trebisacce e Cerchiara. Quelli del 1952 e 1972-73, li abbiamo visti anche noi, vecchi corrispondenti di giornali. I nostri avi ricordavano che “le frane arrivano ogni 30-40 anni”.

Infatti, il terribile nubifragio del 1972-73 si verificò appena un ventennio dopo il ’52. Io scrivevo per il Giornale di Calabria e vissi la tragedia delle frane che sconvolsero Oriolo, Farneta, San Lorenzo Bellizzi e Albidona. Agli inizi di febbraio 2014, ecco un altro disastro. Ancora frane a Oriolo, Farneta, Alessandria e Albidona. E’ venuta anche RAI Calabria, ma si è fermata solo a Piano Senise, dove quel grosso muraglione, costruito negli anni Sessanta mentre la strada rotabile rallentava a raggiungere l’isolata Alessandria del Carretto, è crollato con un grosso boato notturno e ha bloccato il traffico fra Trebisacce-Albidona-Alessandria. Mi compiaccio anche dei giovani di Radicazioni di Alessandria che hanno scritto una protesta sui “dimenticati” del loro paese.

Ma se ognuno parla del proprio paese e se non siamo tutti uniti, qui resteremo ancora “dimenticati”. Innanzitutto, si dovrebbero far vedere i signori consiglieri provinciali; e poi, i sindaci dei comuni che non sono stati ancora danneggiati dovrebbero essere solidali con i colleghi che hanno subito i danni più gravi. Per il momento, i comuni più danneggiati sono Oriolo, Albidona e Alessandria, ma né la Rai, né i giornali, e nemmeno i nostri politici e i nostri sindaci hanno visto l’entroterra più … “dimenticato”. La frana di contrada Manganile, a ridosso di Albidona, non l’hanno vista tutti. Nell’Alto Jonio dovrebbe arrivare anche il presidente della Provincia. In questa zona, distante dal centro abitato circa sei chilometri, il giovane allevatore Matteo Gatto sta rischiando molto: la sua masseria è rimasta quasi appesa su di un baratro spaventoso, lo smottamento ha travolto una buona parte della piantagione di ciliegi, ha piegato i pali della linea elettrica e si avvicina al capannone e alla stalla, dove stanno nascendo i primi vitellini. L’Enel non può ripristinare la linea se prima non sarà riparata la pista d’accesso alle masserie. Tutta la buona volontà che aveva questo giovane agricoltore, tutta la fatica e i sacrifici compiuti in quella terra li ha distrutti la frana: in soli tre giorni di pioggia. La strada di congiungimento al paese non c’è più; Matteo ha quaranta vacche nelle stalle e tre auto sono state tirate a stento dalla melma. Questi coraggiosi allevatori temono altre perdite.

La prima colpa è senz’altro della pioggia, ma queste alluvioni che conosciamo da un secolo e mezzo sono causate anche dall’uomo: i boschi vengono bruciati dolosamente, in ogni estate, ma sono stati pure tagliati e rapinati; le piste rurali lodevolmente costruite negli anni ’70 hanno avuto poca manutenzione. Insomma, l’uomo ha violentato e continua a violentare la Natura. E la Natura si vendica delle insane violenze degli incendi e degli abbattimenti più dissennati. Quindi, bisogna parlare anche di prevenzione del territorio, anche quando si effettuano certi tracciati incontrollati lungo la provinciale Albidona-Alessandria. Qualcuno dovrebbe “confessare” su qualche strano lavoro che due anni fa è stato compiuto in contrada Piano Senise, dove è stata interrotta la provinciale.

Giuseppe Rizzo

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