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Poste chiuse nell’Alto Jonio. I comuni si aggrappano a sentenza Tar

Poste chiuse nell’Alto Jonio. I comuni si aggrappano a sentenza Tar
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Ufficio postale chiuso nel centro storico di Trebisacce

Ufficio postale chiuso nel centro storico di Trebisacce

Saranno riaperti i 6 uffici postali chiusi da Poste Italiane nei paesi dell’Alto Jonio? Le amministrazioni comunali che all’epoca della chiusura degli uffici si erano limitate alla solo protesta, ora ci sperano perché suffragati da una sentenza del Tar del Lazio che nei giorni scorsi, accogliendo il ricorso presentato dal comune di San Pietro in Guarano (Cs), ha riaperto l’ufficio postale della frazione “Redipiano” legittimando la pregiudiziale di “utilità sociale” invocata dai legali del comune. Per la cronaca va ricordato che tra i 1.156 uffici postali chiusi in tutto il Paese, tra cui oltre 100 solo in Calabria, ce ne sono ben 6 nell’Alto Jonio, accomunati tutti nello stesso destino: Trebisacce-Centro Storico, Castroregio, Villapiana-Scalo, Montegiordano-Marina, Rocca Imperiale-Centro e Roseto Capo Spulico-Centro Storico.

La suddetta sentenza ha infuso coraggio alle amministrazioni comunali che all’epoca si erano limitate a protestare e ad attivare solo iniziative istituzionali e che oggi, organizzandosi singolarmente o in sinergia, hanno intenzione di costituirsi in giudizio per far valere le ragioni dei propri cittadini e ottenere il mal tolto. Il principio della “utilità sociale” dello sportello postale, che è stato alla base della sentenza del Tar del Lazio, non è infatti circoscrivibile ad un solo comune, ma a tutti i comuni, soprattutto a quelli più piccoli, dove quello postale era l’unico sportello utilizzabile per riscuote la pensione, per il deposito e la movimentazione di denaro, per il pagamento delle utenze domestiche e per l’invio della corrispondenza. Altro che utilità sociale, in questi piccoli paesi l’ufficio postale rappresentava una delle ultime briciole di uno Stato che tende ad allontanarsi dalla periferia e ad accentrare sempre di più le sue strutture ed i suoi servizi nelle realtà urbane, a discapito dei piccoli comuni nei quali non c’è rimasto altro che il comune, la chiesa e il cimitero. Come se i cittadini che abitano nei piccoli paesi fossero cittadini di serie B e come se non fossero sottoposti alla stessa tassazione.

Tra i 1.156 uffici postali chiusi in tutta Italia ben 100 sono stati decapitati in Calabria e ben 6 nel solo Alto Jonio perché considerati improduttivi. Come se l’ufficio postale fosse un bancomat per fare cassa e non un servizio sociale utilizzato soprattutto dagli anziani, ora costretti a lunghe peregrinazioni per riscuotere la misera pensione, senza peraltro poter contare su trasporti pubblici adeguati. Come al solito anche i tagli agli uffici postali, dopo quelli già inferti nella sanità, nel trasporto pubblico, nelle scuole, nei presidi della sicurezza e della legalità vengono camuffati sotto forma di “piani di razionalizzazione”. In realtà si tratta dell’ennesimo attacco allo stato sociale che viene falcidiato ad occhi chiusi e senza considerare che le drastiche mutilazioni scaricano i loro effetti più nefasti sulle classi più deboli e più indifese della popolazione. Senza considerare che la falcidie di uffici e servizi, oltre ai gravi disagi per gli utenti, provoca un altro duro colpo all’economia ed all’occupazione calabrese.

Pino La Rocca

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