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Trebisacce, restyling lungomare mette a rischio gli alberi. Ma Spatola promette battaglia

Trebisacce, restyling lungomare mette a rischio gli alberi. Ma Spatola promette battaglia
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Lungomare TrebisacceGli alberi del Lungomare di Trebisacce non si toccano perché in paese c’è già poco verde e poi perché rappresentano un pezzo di storia di questa comunità. A cercare di prevenire una possibile carneficina degli alberi in vista della prossima riqualificazione del lungomare, è l’ex vice-sindaco Remo Spatola. «Gli alberi del Lungomare – ha scritto in una nota l’architetto – Spatola – sono della specie botanica denominata pitosforo ed hanno più di 50 anni di vita perché sono stati piantumati nel 1960. Dalle poche notizie che è stato possibile acquisire, – spiega l’ex vice-sindaco – i lavori di riqualificazione del lungomare prevederebbero il loro abbattimento per fare posto ad una inutile pista ciclabile e l’abbattimento dei pini d’Aleppo, anch’essi di vetusta età, collocati nello spazio verde a ridosso del Lungomare per fare posto ad un pretenzioso anfiteatro costituito da qualche gradone in cemento armato». In realtà della riqualificazione del Lungomare, finanziato con una somma di oltre 2milioni di euro dalla regione, si parla ormai da oltre 5 anni ma, al momento, non se ne conosce il progetto esecutivo, né è sicuro che i fondi ci siano realmente, né si conoscono realmente i tempi di inizio e termine dei lavori. «Ma – ha raccomandato Remo Spatola – se l’abbattimento degli alberi dovesse realmente essere eseguito, ci troveremmo di fronte ad una devastazione ambientale, con la conseguente cancellazione di specie botaniche che, non solo rivestono carattere ambientale, ma soprattutto rivestono carattere storico e identitario del nostro Lungomare. Perchè – conclude Spatola andando all’attacco del diffuso abusivismo – le aiuole del Lungomare sono invase da bancarelle multietniche e da biliardini? Perchè si è lasciato che il degrado diventasse così evidente? Perchè non è mai stato illustrato il progetto ai cittadini? Voglio confidare – conclude l’architetto Spatola – nella residua sensibilità rimasta e mi appello al buon senso di chi dovrà decidere sui futuri lavori».

Pino La Rocca

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