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Castrovillari scopre l’amore diverso con il “Calàbbria Teatro Festival”

Castrovillari scopre l’amore diverso con il “Calàbbria Teatro Festival”
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IMG_0408Si è conclusa domenica 19 ottobre, a Castrovillari, la quarta edizione del “Calàbbria Teatro Festival”, kermesse organizzata dall’associazione culturale Khoreia 2000, sotto la direzione di Angela Micieli e Rosy Parrotta. Ogni anno un tema sociale diverso. Questa volta si è parlato di “diversamente amore”, per diffondere una cultura del rispetto della diversità in quanto ricchezza, e di un sentimento, che seppure in varie forme, non perde i suoi tratti caratteristici: passione, cuore ed entusiasmo. Ingredienti fondamentali, del resto, di questo festival che, attraverso arte, libri e teatro, ha voluto ritrarre una società legata alle tradizioni (il nome stesso della manifestazione lo suggerisce) ma dalla mentalità aperta. Si è partiti giovedì 16, al Protoconvento Francescano, scenario dell’intero festival, con la presentazione del tabellone ricco di iniziative, impreziosita da un’esibizione di danza: “l’amore va oltre”: oltre barriere e pregiudizi. Taglio del nastro anche per la mostra dal titolo “Falsi d’autore, futurismo e non solo”, con i quadri che – domenica mattina – sono stati battuti all’asta, e il cui ricavato verrà devoluto in beneficenza all’associazione “Liberi” a favore della ricerca sulla sclerosi multipla. Ancora arte con “facce di terra” ad opera di Cristiano Quagliozzi: opere d’argilla “sparse” nel centro storico, il cuore della città legato alla memoria del tempo, ma troppo spesso abbandonato a se stesso e al degrado. Inoltre, lo stesso autore romano ha esposto dei disegni che riprendono un’arte on the road in cui le opere vengono allestite velocemente con un filo su un muro o tra due pali. Per concludere la serata, spazio alle tradizioni popolari, alla “Sartoria” del centro antico, con la “serenata alla zita” da parte del gruppo folkloristico “Città di Castrovillari”, una messa in scena di un’usanza ancora oggi non del tutto scomparsa nel nostro territorio.

La violenza sulle donne è il tema della seconda giornata, con lo spettacolo teatrale di e con Angela Micieli, “Violé”, diventato anche romanzo. Perché l’arte può e deve sensibilizzare: tra le righe di un libro, con la libertà di interpretare i sentimenti, a tu per tu con la parte più intima, oppure a teatro, in un rapporto diretto, empatico, tra la protagonista e lo spettatore. Violé è la parola spezzata del suo nome “Violetta”, ma anche di violenza. Quella che ha accompagnato la sua crescita. Quella che irretisce, indebolisce, rende piccole, annulla, ma poi dà la forza per rialzarsi e ritrovare in se stesse l’antidoto al male. Nella terza giornata, sabato 18, spazio al tema dell’omosessualità, con lo spettacolo teatrale – ispirato ad una storia vera – Sissy Boy, della compagnia “Il Carro dell’Orsa”, dedicato a tutti coloro che non ce l’hanno fatta perché uccisi dai pregiudizi di una società che, seppure moderna, urla contro tutta la diversità più dispregiativa. L’attore Galliano Mariani, Sergio sul palcoscenico, è un bambino con il mito di maga maghella, che amava giocare con le bambole. Un bambino non amato, che diventa oggetto di esperimento da parte di uno psicologo dell’Università di Los Angeles, volto a correggere un’eventuale omosessualità. Una vita vissuta da “talpa”, sempre nascosto dietro quella colonna che il dottor G. gli aveva tirato su. Sergio cresce, diventa un uomo dai continui conflitti interiori fino al suicidio. “Sissy Boy” è un inno alla speranza, alla voglia di farcela, e di realizzare i propri sogni. Dopo lo spettacolo teatrale, tutti alla “Sartoria” per lo spettacolo della “drag queen” Katlin Hollywood.

Domenica (19 ottobre) si è conclusa la quattro giorni con il primo “Festival dei corti teatrali”: sul palco del teatro Sybaris in scena tre cortometraggi, giudicati da una giuria tecnica – presieduta dal critico Claudio Facchinelli – e dal pubblico in sala. “A Milano che ora è?” di e con Giovanni Martucci, “Macellum. Ovvero il valzer dell’Orazio” con Titta Ceccano per la regia di Julia Borretti. Vincitore all’unanimità sia per i critici che per la giuria popolare “Il Coraggio fa 90!” di e con Giuseppe Arnone per la regia di Claudio Zarlocchi: amore, delusioni, senso della famiglia, raccontati da un bambino di 10 anni, attraverso la telecronaca di quel mondiale di Baggio e Schillaci in un paesino della Sicilia che profuma di arance, limoni e di mare. A fare da cornice tra i chiostri del Protoconvento Francescano, gastronomia, artigianato e stand informativi perché Calabria deve essere questo: un albero dalle radici ben salde al suo territorio ma con i rami e le foglie che si allargano a nuove vedute e puntano sempre più in alto.

Federica Grisolia

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