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Diocesi Cassano, messaggio pasquale del neo vescovo Galantino: «Spendiamo la vita per illuminare situazioni di tenebre»

Diocesi Cassano, messaggio pasquale del neo vescovo Galantino: «Spendiamo la vita per illuminare situazioni di tenebre»
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Il sacrificio di Cristo chiama i cristiani ad essere testimoni di fede e di speranza. A convertirsi ed a convertire al bene, ad impegnarsi per l’affermazione del bene comune. Ad essere, come Maria all’annuncio della Resurrezione, «partigiani dell’impossibile».

È l’appello che monsignor Nunzio Galantino (nella foto), neo vescovo della Diocesi di Cassano all’Jonio, rivolge alla comunità diocesana nel suo primo messaggio ai fedeli, diffuso in occasione della Pasqua ormai prossima. «Il Calvario – afferma – è luogo della sconfitta, com’è luogo di sconfitta ogni metro quadro di terra ed ogni angolo delle nostre città in cui una persona muore, viene maltrattata, viene scartata. I cristiani sono quelli che, con la loro vita e le loro scelte, fatte perché credono che Gesù è risorto, dicono no: la morte, il maltrattamento, la pratica dell’emarginazione e la malavita non sono la parola ultima. Dalla fede in Gesù risorto nascono stili di vita nuovi, coraggiosi e leali, capaci di far rotolare via i massi che tengono chiusi i sepolcri della nostra vita».

Prosegue monsignor Galantino, richiamando i credenti alla coerenza della loro missione terrena: «Chi a Pasqua canta l’Alleluja, deve sapere che finché le nostre celebrazioni non ci spingeranno a immettere parole e gesti di vita e germi prepotenti di speranza negli spazi che il buon Dio ci affida, le pratiche di morte e di sopraffazione avranno la meglio. E noi, pur cantando i nostri Alleluja, continueremo a contare vittime».

Segue la riflessione: «Credere che Gesù è risorto è avvertire il fastidio di tutto ciò che è morte e porta alla morte; credere che Gesù è risorto è non sopportare la puzza del sepolcro dell’arroganza e della sopraffazione; credere che Gesù è risorto è mettersi in movimento e spendersi per dare la vita, quella che viene da Gesù». Aggiunge il Presule: «La pietra rotolata via dal sepolcro è stata inizio di vita nuova per i primi amici e discepoli di Gesù perché loro, come Maria all’annunzio dell’angelo, hanno creduto che “a Dio nulla è impossibile”. E noi, credenti in Gesù risorto, siamo chiamati ad essere partigiani dell’impossibile; siamo chiamati a smettere di essere complici delle situazioni di morte».

Quindi, in coda, insieme agli auguri, l’invito all’azione, nel solco degli insegnamenti evangelici: «Quando la Resurrezione di Gesù è vissuta così, oltre ad essere un evento religioso diventerà un progetto nuovo e davvero sconvolgente per la storia. E noi stessi smetteremo di essere gli abusivi dell’allegria o gli allegri a intermittenza per essere uomini e donne credibili in forza delle loro scelte di vita; uomini e donne dei quali ci si può fidare perché spendono la loro vita per illuminare situazioni di tenebre con la luce che viene dal Signore Risorto».

v.l.c.

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