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Alto Jonio e Protezione Civile parlano lingue diverse. Dissesto idrogeologico non interessa agli amministratori locali

Alto Jonio e Protezione Civile parlano lingue diverse. Dissesto idrogeologico non interessa agli amministratori locali
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professionale orioloArriva l’inverno e si torna a parlare di Protezione Civile, in attesa delle forti piogge e delle nevicate, in un territorio, quello calabrese, ormai a forte rischio disastri ambientali. L’Alto Jonio non è per nulla escluso da questo scenario. Ad Amendolara il 15 dicembre, di mattina, si è tenuto un incontro interessante, dal taglio tecnico, sul ruolo della Protezione civile e sui rapporti tra i vertici e i comuni, con i sindaci che sono i primi a doversi attivare nelle fasi di previsione, prevenzione e gestione emergenza. L’incontro promosso dall’Associazione per lo sviluppo dell’Alto Jonio “U.Pagano” in collaborazione con il Comune di Amendolara ha portato nel “paese delle mandorle” i rappresentanti della Prefettura di Cosenza, della Protezione Civile Regione Calabria, dell’Autorità di Bacino, dell’Arpacal. Purtroppo mancavano tutti i nuclei volontari e non di Protezione Civile sparsi per l’Alto Jonio e soprattutto i rappresentanti delle amministrazioni comunali, fatta eccezione per Amendolara, Cerchiara, Oriolo, Alessandria del Carretto e Albidona. Se da una parte i sindaci lamentano la mancanza di supporto economico e di mezzi per svolgere il loro compito di responsabili comunali della Protezione Civile e dall’altra i vertici rimproverano ai primi cittadini la mancanza di capacità nel sensibilizzare la popolazione sulla questione e di redigere progetti seri di previsione e prevenzione, al centro si crea una zona grigia fatta di incomprensioni e tante volte anche di ignoranza sulla tematica. Sta di fatto che tanti comuni ancora non hanno aggiornato il Piano di Protezione Civile e la maggior parte dei cittadini in caso di calamità naturale non saprebbe come muoversi. Ma se gli amministratori comunali dimostrano uno scarso interesse nei confronti di simili questioni, è difficile rintracciare gli stimoli giusti tra la cittadinanza. Eppure basterebbe fare un giro per i nostri paesi per rendersi conto come tanti edifici pubblici e privati sono posizionati in zone ad alto rischio idrogeologico. Ogni tanto qualcuno  prova a farsi sentire, come ha fatto un cittadino di Oriolo che qualche giorno fa ha mandato al nostro giornale una lettera in cui si esprimevano tutte le preoccupazione e i rischi per una scuola del paese (un istituto professionale) ubicata in una zona a forte rischio idrogeologico (nella foto).

Le proposte emerse dal tavolo di Amendolara, moderate dal presidente ASAI, Antonio Pagano, sono tutte accettabili: favorire l’unione di più comuni in ambito di Protezione Civile, diffondere la cultura della Protezione Civile sul territorio anche con esercitazioni. Ma se non si prende coscienza del problema e del rischio idrogeologico che attanaglia la Calabria, è tutto inutile. L’ingegnere Edoardo D’Andrea, il responsabile della pianificazione regionale in tema di Protezione Civile, è stato molto chiaro su un punto. «Se i Comuni non aggiornano i piani di Protezione Civile e non redigono progetti seri di prevenzione non potranno accedere a nessun finanziamento», in risposta a quei sindaci che lamentano un abbandono da parte delle istituzioni. Come primi cittadini erano presenti, oltre a Ciminelli di Amendolara, anche Gaudio di Alessandria e Aurelio di Albidona. C’erano anche gli amministratori di Cerchiara e Oriolo. Il sindaco di Alessandria, Gaudio, ha provato in qualche modo a giustificare l’assenza dei “colleghi” in quanto l’orario mattutino dell’incontro andrebbe a cozzare contro l’esigenze lavorative dei più. Ma anche questo è un mito da sfatare, in quanto è impensabile che in una squadra amministrativa non si riesca ad indviduare nessuno tra tecnici, consiglieri o assessori capace di rappresentare il Comune in simili appuntamenti.

L’ingegnere Niccoli dell’Arpacal, ha sentenziato su questo aspetto e cioè quello dell’assenza delle amministrazioni comunali ed emerso che la catena di Protezione Civile ha il suo anello debole proprio nei comuni. Ciò non significa che la colpa è dei sindaci, ma si assiste al solito giochino del “cane che si morde la coda”: i vertici lamentano scarso interesse dei sindaci e questi utlimi si difendono dicendo che non sono messi nelle condizioni di operare con serenità ed efficacia. C’era anche la Prefettura di Cosenza ad Amendolara rappresentata dal dirigente della Protezione Civile, Vito Turco, il quale ha rimarcato il ruolo nevralgico dei sindaci che sono i capi comunali di Protezione civile perchè conoscono il territorio meglio di chiunque altro. Ma hanno davvero le mani legate? Se pensiamo che non possono nemmeno ripulire gli alvei dei fiumi da detriti e arbusti (per gli abusi commessi in passato, ricorda l’ingegnere Tricoli dell’Autorità di Bacino) per scongiurare le tracimazioni, allora ci rendiamo conto che il sistema di Protezione Civile fermo alla legge del 1997 forse andrebbe davvero rivisto, perchè oggi richia di essere un gigante che si poggia su piedi di argilla.

Vincenzo La Camera

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