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La storia infinita della centrale del Mercure. Per “Libera” deve restare spenta

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76304228f82dad16a4d53905b61a66ecE’ uno degli argomenti più caldi che, da anni ormai, sta impegnando gli ambientalisti in una vera e propria lotta contro chi la considera “un investimento”. Una battaglia fatta di colpi di scena e proteste a più voci, da parte degli schieramenti “pro” e “contro” la riattivazione della centrale del Mercure. La storia dell’impianto ad energie rinnovabili, situato nel comune di Laino Borgo (in provincia di Cosenza), al confine con la Basilicata, nel cuore del Parco Nazionale del Pollino, inizia più di dieci anni fa quando l’Enel, proprietaria della centrale, una struttura che risale alla metà degli anni ’60, accetta di riconvertire una delle due sezioni da olio combustibile a biomasse.

Da allora scoppia la protesta. I “sì”, contro “i no”. In prima fila contro il funzionamento della centrale, il Forum Stefano Gioia e le Associazioni e Comitati calabresi e lucani per la tutela della Legalità e del Territorio, secondo cui essa è “illegale e dannosa per la salute dei cittadini e dell’ambiente”. Ed ora a schierarsi al loro fianco sono anche i coordinamenti regionali Calabria e Basilicata di “Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie”, che – in una nota – esprimono «forte preoccupazione e contrarietà verso una scelta che lederebbe la salubrità e la biodiversità del Parco Nazionale del Pollino». «L’ambiente – scrivono – è un bene da tutelare e preservare come la salute dei cittadini; riteniamo perciò che la riapertura della Centrale a Biomasse dell’Enel possa determinare una situazione a rischio per gli abitanti della Valle del Mercure». «Già in precedenza – si legge nella nota –  nei comuni di Viaggianello (PZ) e Rotonda (PZ) sono stati denunciati danni alla salute dei cittadini e gravi ripercussioni ambientali e alle coltivazioni circostanti. Ancora oggi, nonostante le richieste da parte dei Vertici internazionali dell’International Society of Doctors for Environment (ISDE) e del Presidente dell’Ordine dei Medici della provincia di Potenza, non si ha disponibile una Valutazione di Impatto sulla Salute (VIS). A ciò si aggiunge la mancata bonifica – disposta da circa dieci anni dalla Procura di Castrovillari – da parte di Enel, dell’area della centrale, a causa dell’interramento illegale di materiali tossici e cancerogeni. Infine – concludono i rappresentanti di “Libera” Calabria e Basilicata – segnaliamo con forza e preoccupazione il pericolo, denunciato anche di recente dagli organi di informazione nazionali e locali, delle possibili infiltrazioni da parte della criminalità organizzata».

 Federica Grisolia

 

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