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L’ospedale di Trebisacce è ormai solo un ricordo. Vengono tolte anche le insegne

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A conferma del fatto che nella cittadina jonica non c’è più l’ospedale, è stata eliminata ogni traccia che potesse provocare equivoci e fraintendimenti. Sul tetto continua ancora a campeggiare l’insegna dell’Ospedale; dietro invece, laddove c’era una volta il Pronto Soccorso, è stata tolta ogni insegna che possa trarre in inganno e far pensare alla possibilità di una qualsiasi forma di ricovero per casi di emergenza-urgenza sanitaria. E’ quanto avvenuto nei giorni scorsi per dare corso al Decreto di riconversione del “Chidichimo” da Ospedale in Casa della Salute per mano della Direzione che, anche su sollecitazione del presidente provinciale dell’Ordine dei Medici, ha disposto, (come si vede dalle foto), l’eliminazione dell’insegna del Pronto Soccorso onde evitare equivoci ed il rischio di ricoveri impropri e quindi di eventuali responsabilità per mancato soccorso.

Quanto prima al posto dell’insegna di Ospedale sarà posta l’insegna di Casa della Salute che qualcuno ha battezzato “Ospizio” e sul frontale del Pronto Soccorso sarà affissa l’insegna di Punto di I° Intervento che, nei fatti, equivale ad una semplice Guardia Medica. Chi ha assistito alla mesta operazione di rimozione ha parlato di operatori sanitari commossi e con le lacrime agli occhi per un capitolo che si chiude, mentre la gente tutta è sconcertata e incredula per quanto sta avvenendo, anche perché da Corigliano e Rossano arrivano voci altrettanto allarmate circa il caos provocato dall’esubero di utenti che si rivolgono al Pronto Soccorso. Finisce così una storia iniziata circa 30 anni orsono e a nulla sono valse finora le battaglie civili e democratiche portate avanti dalle istituzioni, dalle associazioni e dalla gente comune per difendere l’unico presidio sanitario pubblico dell’Alto Jonio. Eppure c’è chi nell’ospedale ha trovato risposte sanitarie qualificate, oltre che accoglienza.

La gente invoca garanzie per l’emergenza-urgenza e la Regione trasforma i Pronto Soccorso in PPI (punto di I° intervento) e inoltre chiude gli ospedali e istituisce una caterva di posti di RSA-M (residenza sanitaria assistita = lungo-degenza medicalizzata). Ne ha istituiti 20 a Trebisacce, 20 a Cariati, 20 a Praia, 20 a Lungro e 32 posti di riabilitazione intensiva e 32 di terapia intensiva a Mormanno. Presso questi stessi ex ospedali restano attivi gli ambulatori di Analisi e Radiologia.

«A tali strutture – si legge nel Decreto – si accede mediante richiesta del medico di medicina generale previa valutazione di una apposita commissione di valutazione o, direttamente, dagli ospedali spoke. La rete emergenziale – si legge ancora – è garantita dai PPI e dal 118 (potenziato da una II^ equipe reperibile, oltre che dai medici della Guardia Medica».

In realtà leggendo tra le righe si intuisce che l’istituzione di tanti posti di RSA non affronta il grave problema dei posti-letto “per acuti” che mancano all’appello, ma serve soprattutto a decongestionare gli ospedali-spoke che scoppiano per l’accresciuto afflunzo di pazienti dopo la chiusura dei suddetti ospedali e non certo per far fronte all’emergenza-urgenza che resta appannaggio esclusivo degli ospedali-spoke. Si tratta indubbiamente di posti-letto destinati essenzialmente alla terza età ed ai pazienti terminali che meritamno tutta l’attenzione e dil rispetto necessario ma non risolvono certo la grande emergenza costituita dall’insufficienza di posti-letto “per acuti”.

Pino La Rocca

 

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