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Sindaco di Nocara scrive a Renzi. «Piccoli comuni stanno morendo»

Sindaco di Nocara scrive a Renzi. «Piccoli comuni stanno morendo»
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I tagli ai fondi destinati ai Comuni, come previsto dalla Legge di Stabilità, agita i sonni di molti sindaci italiani. Di fronte a ulteriori restrizioni, molti primi cittadini stanno cercando, attraverso vari mezzi, di sensibilizzare il Governo centrale, affinché possa fare marcia indietro e garantire quei soldi che permetterebbero di tenere in piedi i servizi minimi da assicurare alla cittadinanza. Per questo motivo il sindaco di Nocara, Francesco Trebisacce, ha rotto gli indugi, inviando una missiva al Premier Renzi e al Ministro dell’Economia e delle Finanze, Carlo Padoan.

«La parola d’ordine di oggi – si legge nell’incipit della lettera (inoltrata anche ai sindaci dell’Alto Jonio, al Prefetto di Cosenza, all’ANCI e all’ANPI) –  è  fare cassa e per fare cassa si chiude tutto: gli ospedali, i tribunali, gli uffici del Giudice di Pace, le scuole e gli uffici postali. Per migliaia di comuni e specificatamente per quelli sotto i 5.000 abitanti, dopo aver tentato inutilmente  la loro soppressione attraverso leggi anacronistiche e sbagliate che sostenevano l’obbligatorietà di associazionismo e fusioni, oggi ha deciso la loro eliminazione realizzando tagli ai trasferimenti statali intorno al 15% dell’intero importo dovuto».

Il sindaco di Nocara successivamente rincara la dose. «Questi tagli di fatto impediscono l’erogazione dei servizi e mettono addirittura in discussione il pagamento delle utenze e degli stipendi dei dipendenti. Per tutti i Comuni che non dispongono di entrate proprie, l’ultimo taglio previsto per l’anno 2015 in aggiunta a quelli già subiti negli anni precedenti, significa chiusura certa dell’Ente». Trebisacce, inoltre, “rimprovera” al Premier il fatto che «a mettere in discussione l’autonomia e la vita dei comuni sia un ex sindaco, da cui legittimamente ci si aspetterebbe un sostegno maggiore».

«Mettere in discussione l’erogazione dei servizi essenziali – si conclude la lettera – significa mettere in discussione la dignità di migliaia di amministrati e  disegna sempre più un paese dove la libertà e la democrazia assumono di fatto un aspetto virtuale».

Pasqualino Bruno

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