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“Venerdì 17” di fuoco. Vasto incendio a Trebisacce

“Venerdì 17” di fuoco. Vasto incendio a Trebisacce
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Un venerdì 17 veramente di fuoco quello trascorso dalla cittadina jonica accerchiata, sul versante ovest, da un vasto incendio che si è protratto per l’intera giornata e che solo per l’assenza di vento e il prodigarsi di uomini e mezzi tra cui i Vigili del Fuoco Volontari, le squadre antincendio del Consorzio di Trebisacce e dei paesi vicini e molti cittadini-volontari preoccupati per il destino delle proprie abitazioni e dei propri terreni, non ha assunto contorni drammatici. Alla fine però c’è voluto l’intervento dei mezzi aerei della Protezione Civile per ridurre alla ragione il fuoco, ma i danni a quel poco che resta del patrimonio naturale sono incalcolabili. Peccato che i mezzi aerei siano arrivati solo nel tardo pomeriggio quando gran parte dei danni si erano già prodotti. Un intervento più immediato avrebbe sicuramente scongiurato il peggio.

L’innesco del fuoco, sulle cui cause non è da escludere il dolo, è avvenuto alle prime luci dell’alba in alcuni aranceti confinanti con la vecchia cava di argilla che, coperti dai rovi e dalle sterpaglie, versano da anni in uno stato di completo e colpevole abbandono tanto che, complice le temperature elevate di questi giorni, sono diventati una vera manna per il fuoco. Da qui le fiamme, superando, stranamente, la strada asfaltata e marciando a macchia di leopardo, si è propagato alla zona sottostante le palazzine del complesso residenziale “Le Vette” facendo temere il peggio e seminando il panico tra gli abitanti del quartiere. Anche qui però, a dimostrazione che non era solo la concomitanza del venerdì 17 ma che forse c’era una regia diabolica, il fuoco ha superato le strade ed il quartiere abitato e si è inerpicato sui costoni del monte Mostarico distruggendo, prima dell’arrivo dei Canadair, diversi ettari di bosco e di macchia mediterranea e diverse estensioni di uliveti. Solo ieri è stato possibile fare una sommaria conta dei danni che in ogni caso hanno abbruttito un altro pezzo di territorio ed hanno ridotto una bella fetta di verde in un inferno dantesco.

Pino La Rocca

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