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Presentato il brand “Terre del Ferro”. La biodinamica arriva nell’Alto Jonio

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E’ stato presentato ufficialmente sabato ad Oriolo il nuovo brand per l’agricoltura dell’Alto Jonio: “Terre del Ferro”, che è anche il nome della neonata Rete d’impresa che annovera tra le sua fila già sei aziende agricole, di Amendolara, Oriolo, Roseto, Albidona, pronte a sposare il metodo biodinamico. Un evento più unico che raro per il territorio dell’Alto Jonio cosentino, storicamente sempre restìo a sposare progetti di cooperazione. Non è un caso che le uniche reti d’impresa che funzionano oggi in Italia le troviamo in Lombardia, Emilia Romagna e Toscana. L’obiettivo ambizioso e dichiarato è quello di realizzare nel medio termine, grazie a precise operazioni culturali e di marketing, un paniere di prodotti biodinamici dell’Alto Jonio che consentano al tempo stesso alle aziende associate di poter aggredire nuovi mercati in Italia ma soprattutto all’Estero. All’incontro di sabato, nel teatro Valle di Oriolo, dal titolo “Biodiversamente” (finanziato dal Gal Alto Jonio nell’ambito del PSR 2007-2013) e organizzato dal presidente della Rete d’Impresa, Rocco Arcaro, erano presenti autorevoli addetti ai lavori che hanno spiegato agli intervenuti i benefici dell’agricoltura biodinamica, sia in termini economici ma soprattutto in termini di salute.

aSi va verso un nuovo modello di agricoltura che non deve produrre solo cibo ma anche servizi. E il nuovo PSR finanziato con i fondi comunitari 2014-2020 sembra andare proprio in questa direzione, fornendo un’importante opportunità a coloro i quali volessero investire in questo settore. Le tecniche dell’agricoltura biodinamica rappresentano il valore aggiunto di una produzione che esula dall’industrializzazione della terra scegliendo le buone pratiche dei bisnonni, fondate sui cicli lunari e sulle concimazioni naturali, a discapito dei fertilizzanti che in Italia, dati alla mano, vengono utilizzati per cinque volte in più rispetto all’intera Europa. Il dottor Vincenzo Gigliotti, a riguardo, ha illustrato il corretto utilizzo dei fitofarmaci nell’agricoltura biodinamica. Questa tecnica, presente dal 1924 grazie agli insegnamenti del filosofo Rudolf Steiner, rappresenta, sia dalla parte del produttore che da quella del consumatore, un vero stile di vita: la coscienza acquisita del diritto a mangiare sano, sfatando anche il falso mito di un spesa maggiore in termini economici. Il produttore risparmia in fertilizzanti ma acquisisce più manodopera. Il prodotto buono sano e giusto che ne scaturisce è vero che sul mercato può avere un prezzo leggermente maggiore, ma questo fattore può essere ammortizzato dalle famiglie acquistandone di meno e portando così in tavola un ortaggio, un frutto, un formaggio sempre fresco.

La biodinamica è un processo non solo agricolo ma soprattutto culturale e si fonda su una corretta comunicazione ai consumatori, come ha specificato Giusy Converti, presidente di Sapere d’Impresa, lanciando il motto “mangiare di meno e meglio”. Una strategia di comunicazione che si contrappone alla pubblicità spesso ingannevole di prodotti agricoli luccicanti e colorati che trasmettono una finta sicurezza ma che invogliano all’acquisto. Presente alla tavola rotonda di Oriolo anche la presidente dell’Associazione Agricoltura Biodinamica Calabria, Maria Bruni, la quale ha sottolineato una sostanziale crescita d’interesse da parte di tante aziende verso questo modello di agricoltura. In Calabria, oggi, ufficialmente, sono 23 le aziende che praticano agricoltura biodinamica che ha nella sua indole, come ha specificato anche Osvaldo Minervini (presidente Mondo Consumatori di Cosenza) la capacità di condividere un Know how, un saper fare, una competenza, dove in un contesto allargato ognuno realizza ciò che gli riesce meglio condividendo però con tutti gli altri tecniche ed esperienze. Inoltre il dottor Minervini ha anche fornito alcuni elementi burocratici necessari per l’implementazione di una Rete d’Impresa. Attualmente la Rete d’Impresa “Terre del Ferro” presenta come prodotti olio, carni, latte, cereali, frutta e a stretto giro uno di questi verrà ufficialmente messo sul mercato con tanto di logo della Rete. Hanno portato i propri saluti nel corso dei lavori, sposando appieno l’idea: Edoardo Lo Giudice (presidente Distretto Rurale Alto Jonio); Vincenzo Brancaccio (consigliere comunale di Oriolo) che ha proposto un tavolo tecnico nei prossimi giorni ad Oriolo per poter estendere la Rete d’Impresa ad altri produttori; Antonio Pagano, presidente dell’Associazione per lo Sviluppo dell’Alto Jonio, aderente alla Rete d’Impresa come soggetto stimolatore del rapporto tra pubblico e privato, per coinvolgere anche i Comuni in questo innovativo progetto; Vittorio Pignataro (Collegio Agrotecnici di Cosenza); Carmelo Toscano (Ordine Periti Agrari di Cosenza e Matera). La Rete d’Impresa “Terre del Ferro” è dunque pronta a trasformare l’agricoltura dell’Alto Jonio da attività di sussistenza a business di qualità.

Vincenzo La Camera, giornalista – ufficio stampa

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