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In avarìa alla Secca di Amendolara, tratti in salvo da un peschereccio di Trebisacce

In avarìa alla Secca di Amendolara, tratti in salvo da un peschereccio di Trebisacce
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Salvati in mare aperto, al largo della Secca di Amendolara dove, a bordo di una piccola imbarcazione da diporto che era in avaria, erano da molte ore in balia delle onde e del vento e da dove, essendo diverse miglia lontani dalla costa, non avevano il segnale telefonico per poter chiedere soccorso alla Capitaneria di Porto di Corigliano. Per loro fortuna sulla loro rotta ieri mattina incrociava per la quotidiana battuta di pesca il moto-peschereccio “Andrea-Nicola” della Marineria di Trebisacce che porta il nome dei due fratelli Guttieri figli del mitico “Pepèll”, il cui equipaggio, resosi conto delle difficoltà in cui si trovavano i tre naufraghi che nel frattempo si sbracciavano per attirare la loro attenzione, hanno accostato, li hanno fatti salire sul peschereccio traendoli in salvo e, dopo aver rimorchiato la loro piccola imbarcazione, hanno interrotto la battuta di pesca e li hanno accompagnati al Pontile di Trebisacce (nella foto) da cui la Secca di Amendolara dista circa 3 ore di navigazione.

I naufraghi scendono al Pontile di Treb.I tre naufraghi, due più giovani e uno più anziano, tutti di Gallipoli in provincia di Lecce erano, come si diceva, a bordo di una piccola imbarcazione da diporto ed erano in balia del vento di tramontana che ieri mattina si è alzato all’improvviso dopo diversi giorni di bonaccia che aveva spinto i tre pescatori dilettanti ad allontanarsi tanto da Gallipoli per andare a pescare sulla rinomata Secca di Amendolara. Ad accoglierli sul Pontile di Trebisacce si è radunata una piccola folla di persone che hanno fatto festa e rincuorato i tre naufraghi non senza fare i complimenti ai fratelli Andrea e Nicola Guttieri per quella generosità che da sempre contraddistingue gli uomini di mare.

Pino La Rocca

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