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Cementificio Castrovillari. Lavoratori in sciopero. «Italcementi non rispetta direttive Governo»

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Protesta permanente. A rischio oltre 50 posti di lavoro

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Lavoratori in sciopero questa mattina davanti la fabbrica

aaaEra nell’aria. La vertenza Italcementi che da tempo tiene in ansia le sorti dell’unico impianto rimasto in Calabria, tra Castrovillari e Frascineto, dopo la chiusura dello stabilimento di Vibo Valentia, è sfociata stamattina (venerdì) in uno sciopero permanente. A rischio più di 50 posti di lavoro (da circa 80 si passerebbe a 25): infatti la strategia della proprietà è quella di trasformare la fabbrica in “centro di macinazione”. Ma ai sindacati e ai sindaci Lo Polito, di Castrovillari; Catapano di Frascineto e Tocci di Civita, non va giù che il nuovo piano per la fabbrica lo presenti una proprietà in attesa di passare la mano. Infatti dall’estate 2016 a gestire le sorti di Italcementi nazionale dovrebbe essere la tedesca Heidelberg Cement. Lo stesso ministro per lo Sviluppo economico, Guidi,  ha sempre sostenuto che dovranno essere i nuovi proprietari a decidere, a questo punto, le sorti della fabbrica. «Il Governo nell’ultimo incontro tenutosi al Ministero del Lavoro ha dato la disponibilità – scrivono i segretari generali territoriali Venulejo (Filca Cisl) e Di Franco (Cgil) a concedere una CIGS a condizione che ci siano investimenti e che soprattutto non si chiudano fabbriche». Stamattina operai davanti la fabbrica dunque per una protesta covata da giorni e ufficializzata nell’assemblea tenutasi ieri nello stabilimento.

bbb«Oggi la CIGS annunciata da Italcementi, in contraddizione con quanto richiesto dal Governo, nell’ultimo incontro romano – lamentano i sindacati – concederebbe sì la copertura a tutti i lavoratori ma allo stesso tempo farebbe delle scelte industriali che soprattutto al Sud dismetterebbero due fabbriche Salerno e Castrovillari contravvenendo all’ ultimo piano industriale presentato anche in sede ministeriale nel 2013». Il nodo della questione è la nuova veste, ampiamente accorciata, che l’attuale proprietà intende dare ad Italcementi. Cgil e Filca Cisl spingono sul fatto, supportati ovviamente dalla classe operaia, che tale richiesta di attivazione della Cigs per riorganizzazione non contempla tecnicamente la necessità di queste scelte industriali drastiche ( Trasformazione in centri di macinazione) e pertanto potrebbe essere attivata non toccando la struttura industriale italiana permettendo così al Governo ed alle Istituzione di arrivare al confronto con Heidelberg senza pregiudicare il futuro della multinazionale italiana. Ai proclami del Governo Renzi che annunciano nuovi posti di lavoro per il Sud e per la Calabria rispondiamo di iniziare dal mantenimento di quelli in essere».

E ancora, nella terra dei paradossi, si devono fare i conti con un Governo centrale che avalla il nuovo Piano Pluriennale Anas 2015-2019 (che prevede tra Ss 106 e A3 investimenti per oltre tre miliardi di euro) da una parte, e con l’inspiegabile ridimensionato di un cementificio dall’altra. Come al solito, da queste parti, i conti non tornano. Chi sta bleffando?

Vincenzo La Camera

 

 

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