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Amendolara, hotel diventa centro per migranti africani a tempo indeterminato

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Le voci che si rincorrevano da alcuni giorni sono state confermate: un hotel di Amendolara Marina da un mese circa è diventato CPA (Centro di Prima Accoglienza) per migranti sbarcati sulle coste calabresi. A gestire la struttura di Amendolara è una cooperativa sociale, la “Senis Hospes” con sede amministrativa a Bari e sede legale a Senise (Pz). Il CPA di Amendolara si aggiunge ad altre strutture sul territorio gestite dalla cooperativa, tra cui gli SPRAR (Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati) di Senise, San Severino Lucano (Pz). Nova Siri (Pz), Civita. La “Senis Hospes” ha ottenuto la gestione di questo centro mediante affidamento da parte della Prefettura di Cosenza che a riguardo a suo tempo aveva emanato un bando.

I compiti del CPA di Amendolara che attualmente ospita una sessantina di ragazzi, tutti maggiorenni, provenienti per lo più da Nigeria, Mali, Gambia, ma anche da altri paesi africani, sono quelli della prima accoglienza, dell’assistenza sanitaria, legale, linguistica, psicologica. Tra i migranti ci sono ragazzi perseguitati nel loro paese per la religione ma c’è anche chi è scappato per fame, alla ricerca di una vita migliore. E’ ancora presto per capire quando chiuderà e se chiuderà il CPA di Amendolara, ma è comunque facile intuire che una struttura legata all’emergenza migrazione potrebbe essere destinata ad operare per diverso tempo. Sicuramente però gli ospiti della struttura non saranno sempre gli stessi. I tempi di permanenza, per far sì che la burocrazia faccia il suo corso, dovrebbero attestarsi attorno ai 3 mesi. Trascorso questo periodo avviene una turnazione: con il primo gruppo che viene spostato nei centri di seconda accoglienza, dando spazio al secondo gruppo in arrivo. E così via. Intanto la cooperativa versa una quota d’affitto alla proprietà dell’edificio in cui opera, che ha cessato di essere hotel per diventare una struttura prefettizia e che quindi non potrà più svolgere attività turistica e comunque alberghiera, almeno fino a quando resterà in piedi la convenzione.

migranti amendolara

E comunque l’accoglienza ha dei costi. E per più di qualcuno è anche un vero business. Per ogni migrante, lo Stato Italiano versa alle cooperative una cifra attorno ai 35 euro, utile a gestire le attività del CPA a cura di un vero e proprio staff con all’interno tutte le figure necessarie. Con ogni migrante che riceve un “pocket money” di 2.50 euro al giorno. Questo sta avvenendo anche ad Amendolara, tutto secondo il protocollo, con controlli da parte della Prefettura. I migranti del CPA di Amendolara stanno cercando pian piano, supportati dall’equipe della cooperativa, di uscire dal guscio della struttura, vivendo per quanto è possibile il paese. Per questo tipo di strutture i piccoli comuni, magari a rischio spopolamento e con un alto tasso di disoccupazione, sembrano essere le location predilette, con le cooperative che aggregano al loro staff anche operatori e professionalità del luogo. Come nel caso di Amendolara, dove all’interno del CPA sono state contrattualizzate, a vario titolo, una decina di persone del posto. Nel mese di giugno Amendolara era stata oggetto di un’altra operazione di accoglienza migranti, in un altro albergo del paese. L’operazione, non con le caratteristiche di quella attuale, ma sempre gestita dalla Prefettura, aveva trovato un fervido oppositore nel sindaco Antonello Ciminelli che lamentava un possibile danno di immagine per la stagione turistica: «non per i migranti in quanto tali – ci ricorda – ma per l’approssimazione con la quale venivano gestiti». Al contrario, adesso, il primo cittadino si sente più tutelato dall’organizzazione che vige all’interno del CPA e già starebbe pensando a progetti di utilità sociale per coinvolgere questi ragazzi affinché, in un’ottica di scambio solidale, anche il paese in qualche modo possa trarne qualche vantaggio.

Vincenzo La Camera

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