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Regione Calabria con le spalle al muro. Ospedale di Trebisacce deve essere riaperto

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Il “Chidichimo”, in parte o in toto, va comunque riaperto. Lo ha sentenziato il Consiglio di Stato, presidente Giampiero Paolo Cirillo, che ha accolto il “ricorso di ottemperanza” presentato dal Comune di Trebisacce nella persona del sindaco Francesco Mundo con il patrocinio dell’avvocato Giuseppe Mormandi, facendo obbligo al Commissario ad Acta Scura e alla Regione Calabria di dare esecutività, entro 60 giorni, alla sentenza e preannunciando, in caso di ulteriore inadempienza, la nomina del commissario ad acta per la decretazione degli atti necessari alla riapertura completa o parziale dell’ospedale ed il deferimento degli organismi in indirizzo alla Corte dei Conti per eventuali responsabilità amministrativo-contabili.

I giudici di Palazzo Spada hanno sostanzialmente confermato, e semmai approfondito, la legittimità delle motivazioni poste alla base della rivendicazione della riapertura dell’ospedale di Trebisacce, che avevano già portato i giudici togati a sentenziare nell’aprile del 2105 la riapertura del “Chidichimo” per garantire alle popolazioni dell’Alto Jonio i LEA e la necessaria assistenza sanitaria in emergenza-urgenza. Il commissario Scura, come si ricorderà contestato e costretto a lasciare la piazza trebisaccese sotto scorta, finora ha però fatto carta straccia della sentenza e si è guardato bene, sia prima della contestazione che dopo, dal dare esecuzione, entro 120 giorni, a quella sentenza.

Trascorsi infruttuosamente i quattro mesi il comune, appellandosi alla legge, per il tramite dell’avvocato Mormandi, ha chiesto il “giudizio di ottemperanza” su cui i giudici togati si sono pronunziati ieri (venerdì) dopo aver accertato la completa “inerzia” delle amministrazioni interessate (Commissario, presidente della Regione, presidente del Consiglio dei Ministri, ministeri dell’Economia e della Salute e azienda sanitaria) confermando e dando più forza ai rilievi esposti dal legale del comune. Secondo la Suprema Corte il Commissario ad Acta nell’ignorare la sentenza ha sottovalutato i rischi a cui va incontro l’utenza dell’Alto Jonio a causa delle distanze dall’ospedale spoke di Rossano-Corigliano e dall’ospedale Hub di Cosenza. Distanze rese incolmabili nel tempo previsto dalla “golden houre” (al massimo 60’) a causa di una viabilità inadeguata e dell’orografia del territorio. Né, secondo i giudici, si possono ritenere sufficienti le contromisure proposte dal Commissario, e per la verità neanche adottate, di potenziare il PPI in attesa dell’ormai poco credibile ospedale nuovo, di prevedere la disponibilità dell’elisoccorso h/24 e di chiamare in soccorso della sanità calabrese l’ospedale di Policoro perché, secondo i giudici, i LEA devono essere assicurati in ambito regionale mentre Policoro, fino a prova contraria, si trova in Basilicata.

Pino La Rocca

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