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Castrovillari, Gruppo archeologico del Pollino “risveglia” il presepe di Cherillo

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10414427_1115453681805852_2526160786836327146_n«Il presepe va visto sempre con gli occhi di un bambino. E’ fatto di sentimenti e immediatezza». E’ lo storico Gianluigi Trombetti, ispettore onorario per i beni culturali, ad offrire questa riflessione durante il convegno tenutosi ieri (domenica 27 dicembre ndr) a Castrovillari, dedicato al presepe dello scultore Gianni Cherillo (nelle foto uno scorcio), e alla tradizione presepistica napoletana. L’incontro – organizzato dal Gruppo archeologico del Pollino e moderato dalla dottoressa in Sviluppo Locale, Ivana Grisolia – si è svolto nell’aula didattica del Museo, all’interno del Protoconvento Francescano, dove, nella sala a fianco, è appunto custodita l’opera d’arte di Cherillo. Per l’occasione, erano in mostra anche i presepi dell’artista Benedetto Favale.

Dal primo presepe vivente di San Francesco d’Assisi, la notte di Natale nel borgo di Greccio (1223), un excursus storico che ha consegnato i tratti di una tradizione partita dal Medioevo fino ad oggi. La sacralità della Madonna con il Bambino; San Giuseppe, spesso più lontano dalla composizione divina, quasi dormiente; e poi le scene di vita quotidiana: il panettiere, i pastori. E ancora, la zingara raffigurata con i chiodi, il macellaio, l’ubriaco. Da un’arte che apparteneva prima agli scultori, destinata a ricchi palazzi e a cappelle private, fino alla metà dell’Ottocento, quando assume carattere più popolare, realizzata per mano degli artigiani.

Uno scorcio del presepe di Cherillo

Uno scorcio del presepe di Cherillo

«Il presepe è il luogo, è l’attesa, ricrea l’ambiente che si conosce» – ha sottolineato Angela Lo Passo, assessore alla Cultura e vicesindaco del Comune di Castrovillari, nel suo intervento. E il presepe napoletano, infatti, richiama proprio questo: scene di vita vissuta, personaggi più svariati che diventano i protagonisti. Allo stesso modo, il presepe di Gianni Cherillo: realizzato sulla tradizione napoletana ma strettamente legato alla sua Castrovillari. La Natività nel rudere di un tempio, scorci del centro storico riproposti nei minimi dettagli, il santuario della Madonna del Castello, la basilica minore di San Giuliano con il suo antico portale, il mercato, i pastori, le case, le montagne, la fontana di San Giuseppe, le “pacchiane”, donne in abito tipico (castrovillarese e arbëreshe): sono solo alcuni degli elementi, ricchi di particolari, che rivivono nell’opera di Cherillo, ora conservata nel Protoconvento. Un’opera che – come ha raccontato il figlio dell’artista, Angelo Cherillo, scultore anche lui, presente all’incontro – è stata voluta dal compianto sindaco di Castrovillari, Franco Fortunato, e poi consegnata, dopo un anno di lavoro, nel dicembre del 2006.

12436605_1762269490668762_533413046_o«Ora – ha detto Cherillo – l’obiettivo è quello di renderlo fruibile e visitabile». Un monito, dunque, alle istituzioni affinché si impegnino a valorizzare un bene culturale che non è solo simbolo del periodo natalizio, ma è una vera e propria opera d’arte, troppo spesso sottochiave, chiusa nella sua stanza e sconosciuta anche ai castrovillaresi stessi. E il nome della rassegna all’interno del quale è stata inserita la manifestazione, “Risvegli” – come ha sottolineato Claudio Zicari, direttore del Gruppo archeologico del Pollino – è emblematico: vuole richiamare l’attenzione sulle opere locali, a volte trascurate. Dunque, “risvegliare” le coscienze. Perché i materiali con cui sono state realizzate le statuette o che compongono l’intero presepe, forse, non sono pregiati come i più famosi, ma quelle scene – e così il prof. Trombetti ha salutato i presenti – «si ricordano, sognano, palpitano nel nostro cuore».

Federica Grisolia

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