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Trebisacce, migranti del Cpa di Amendolara colorano il “Concerto dell’Epifania”

Trebisacce, migranti del Cpa di Amendolara colorano il “Concerto dell’Epifania”
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«E’ bello e gratificante vivere certe emozioni e la serata vissuta questa sera (martedì 5 gennaio) con voi è stata un’occasione davvero particolare e ricca di suggestioni e di afflato umano perché, oltre alla bravura degli interpreti, l’evento è stato realizzato all’insegna dell’accoglienza, dell’integrazione e dell’inclusione sociale». E’ con questa frase che ha esordito il Vescovo della Diocesi di Cassano Jonio mons. Francesco Savino nel suo intervento pastorale con cui ha concluso il “Concerto dell’Epifania” tenuto nell’omonima Chiesa dal Coro Polifonico della Parrocchia “Cuore Immacolato della B.V.M.”, di Trebisacce, diretto dal Maestro Loredana Bastanza e concluso dall’esibizione canora dei ragazzi-migranti provenienti dalla Nigeria che sono ospiti presso il CPA (centro di prima accoglienza) di Amendolara.

Il Concerto dell’Epifania, giunto quest’anno alla sua seconda edizione, è stato in effetti un evento davvero speciale, sia per il livello di qualità raggiunto dagli interpreti dei canti religiosi grazie ad impegno e passione, che per la gradita presenza dei ragazzi-migranti. Questi, attraverso un loro breve repertorio di canti sacri, hanno aggiunto colore e calore al Concerto, aprendo il cuore alla speranza e regalando agli ospiti ed al folto pubblico presente sensazioni forti grazie a un intreccio armonico di note suonate e cantate insieme sul magico pentagramma della fratellanza universale. In prima fila, oltre al Vescovo Savino, i parroci don Vincenzo Calvosa e don Nicola Cataldi, il sindaco Franco Mundo e diversi amministratori comunali. Nell’introdurre il concerto il Maestro Loredana Bastanza, che oltre ad armonizzare le potenzialità vocali di ciascuno ha curato anche le letture di accompagnamento recitate con la solita maestria da Giuseppe De Vita, ha sottolineato lo spirito con cui il Coro Polifonico si esibisce: «Non una semplice esibizione artistica, bensì un’occasione di elevazione spirituale e di preghiera. Del resto – ha aggiunto la prof.ssa Bastanza – lo stesso mons. Frisina, autore di gran parte dei canti sacri odierni, dice che si tratta di “catechesi in canto”, perché la musica è capace di toccare il cuore del credente aprendo alla contemplazione divina come nessun altro linguaggio può fare».

Ma il Concerto, oltre a un’occasione per riunire ed esaltare attraverso il canto l’assemblea dei fedeli, è stata un’opportunità per regalare ai ragazzi-migranti che soffrono la lontananza dalla loro terra e dai loro affetti, momenti di svago e di socializzazione.

Pino La Rocca

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