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Pericolo trivellazioni, Raspa: «La Calabria abbandona il referendum?»

Pericolo trivellazioni, Raspa: «La Calabria abbandona il referendum?»
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Il rischio di trivellazioni sul territorio resta vivo più che mai, e la vittoria ottenuta con l’approvazione del referendum dalla Corte Costituzionale non permette di abbassare i livelli di guardia. A mantenere viva l’attenzione su questo annoso argomento, é R.a.s.p.a. (Rete Associazioni Sibaritide e Pollino per l’Autotutela), che insieme agli altri movimenti impegnati per la tutela ambientale e politica del territorio, esprimono seria preoccupazione sul ruolo della Calabria in questa fase cruciale. Facendo un passo indietro, dei sei quesiti referendari presentati, a seguito delle modifiche alle Legge di Stabilità introdotte dal Governo, solo uno ha trovato accoglimento da parte dei giudici, e riguarda nello specifico la norma che prevede che i permessi e le concessioni già rilasciati abbiano la “durata della vita utile del giacimento”. Successivamente, delle 10 Regioni pro referendum, 6 Regioni (Marche, Basilicata, Veneto, Puglia, Liguria, Sardegna) accolgono l’iniziativa No Triv di sollevare conflitto di attribuzione presso la Corte Costituzionale contro il Parlamento per invasione della sfera di competenza delle Regioni. All’appello manca clamorosamente la Calabria, regione tra le promotrici della campagna referendaria. Tutto ciò, secondo i rappresentanti di Raspa, lascia presupporre che la Regione abbia abbandonato la battaglia per il referendum. 

Parallelamente a ciò – denunciano le Associazioni – é arrivata la richiesta  della Società Apennine Energy S.p.A al Ministero dell’Ambiente per l’avvio della procedura di VIA riguardo al progetto di perforazione del pozzo esplorativo “Liuba 1 Or”. «Si tratta di un titolo già concesso! – ribadiscono con forza i portavoce di Raspa –  Il pozzo, situato tra la foce del Crati e la zona archeologica e quindi nel cuore della zona alluvionale del comune di Cassano, andrebbe a pescare in un giacimento individuato negli anni Ottanta dall’ENI a circa 4 chilometri dalla costa. Per la compagnia mineraria l’impatto del progetto, distante 500 metri dalla Foce del Crati e circa 1,5 km dalla zona archeologica, sarebbe incredibilmente nullo». La battaglia referendaria si fa sempre più complicata, ma l’impegno dei movimenti e delle associazioni continua senza interruzioni su più fronti, con l’accorato appello dei vari movimenti di “porre fine a questo stato d’eccezione permanente apparecchiato per la Calabria. Stato all’interno del quale si dice tutto per non far niente e che determina il definitivo declino di un’area già depressa”.

Giovanni Pirillo

 

 

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