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Voyager indaga sui misteri dell’Elefante di pietra della Sila

Voyager indaga sui misteri dell’Elefante di pietra della Sila
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L’Elefante di pietra della Sila sarà al centro della puntata di “Voyager – Ai confini della conoscenza”, in onda lunedì 18 luglio su rai2. Quello che giace in località “Incavallicata” di Campana (nella Sila Greca) potrebbe essere l’Elephas Antiquus, estintosi 12mila anni fa e rappresentare il complesso di sculture preistoriche più grandi d’Europa. Ad avvalorare la tesi dell’architetto cosentino Domenico Canino sono le dimensioni delle zanne: 180 centimetri, in parte mutilate, che se ricostruite interamente arriverebbero a misurare 220. Le stesse misure di un fossile ritrovato a Reggio Calabria.

GIACOBBO-CAMPANA-080616 (4)L’affascinante ipotesi sarà ripercorsa da Roberto Giacobbo, autore e conduttore di Voyager, programma televisivo dedicato a presunti misteri insoluti, alla cosiddetta archeologia misteriosa, al misticismo, al paranormale. I due enormi massi che, tra storie e leggende, ricordano e rievocano un elefante e un ciclope risalenti probabilmente alla preistoria, continuano a suscitare mistero e attrarre visitatori, curiosi e studiosi.

Ad accompagnare Giacobbo e la troupe Rai nelle riprese, è stato il sindaco di Campana, Agostino Chiarello. «L’Elefante di pietra – ha dichiarato il primo cittadino – può rappresentare anche per Campana ciò che altrove, in Italia e in Europa, è diventato un efficace motore di attrazione turistica. L’obiettivo è quello di intercettare turisti e amanti dell’identità, del paesaggio e del mistero e contribuire così a creare occasioni di crescita economica e di sviluppo eco-sostenibile».

Federica Grisolia

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2 Responses to Voyager indaga sui misteri dell’Elefante di pietra della Sila

  1. Enrico Iaccino 2016/06/11 at 23:22

    Ho notato queste formazioni rocciose nel lontano 1985, accompagnando mia moglie , che all’epoca insegnava nella Scuola Materna di Mandatoriccio. Incuriosito, in uno dei successivi viaggi, ho scattato diverse foto del sito; esse, adesso, sono custodite presso l’associazione culturale Mistery Hunters, di Cosenza.

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  2. Peppino Curcio 2016/06/26 at 14:56

    Possibile che in presenza di reperti così interessanti per noi calabres e, per tutti coloro che amano l’archeologia e la Storia si pensi subito e prima di tutto a “farci soldi”. I soldi sono le statue sono queste meravigliose statue la vera risorsa. Il resto è solo una conseguenza del modo di sentire la nostra storia ela nostra identità. Se pensate che i turisti sono polli da spennare non abbiamo capito nulla di cosa vuol dire accoglienza e ospitalità

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