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Andiamo a “quel paese”. A Colobraro la jella attira turisti

Andiamo a “quel paese”. A Colobraro la jella attira turisti
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Siete mai andati “a quel paese”? Se qualcuno dovesse offendersi, può consolarsi: esiste davvero. Si tratta di Colobraro, un piccolo borgo in provincia di Matera, con la cattiva nomea di portare “jella”. Un paese di circa 1300 anime che domina la Valle del Sinni e che – per i più superstiziosi (per intenderci quelli del “non è vero ma ci credo”) – portava sfortuna soltanto a pronunciare. La leggenda risale agli anni Quaranta. Si narra che il podestà del paese a una riunione nel salone della Provincia di Matera avesse guardato gli astanti con aria di sfida: “Se non dico la verità, che possa cadere questo lampadario”. A quanto pare il lampadario sarebbe caduto davvero, facendo secchi gli sventurati che stavano mettendo in dubbio l’onestà delle sue parole. Più probabilmente, la sinistra fama del paese deriva dalla credenza, soprattutto degli abitanti vicini, nelle arti magiche di alcune donne che vi dimoravano nel secolo scorso.

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La mostra al Palazzo delle Esposizioni

Eppure, con ingegno e passione si possono sconfiggere anche malocchi, fattucchiere e maldicenze. A dimostrarlo, l’idea vincente del sindaco di Colobraro, Andrea Bernardo, e dall’associazione culturale “Sognando il magico paese” che hanno fatto di un pregiudizio (nel peggiore dei casi quasi discriminatorio) una virtù. E’ così che tutti i martedì e i venerdì di agosto, recandosi a Colobraro è possibile assistere ad uno spettacolo teatrale itinerante “Sogno di una notte… a quel paese” che ogni ora, dalle 18 alle 22, viene riproposto ai numerosi visitatori, divisi in gruppi e accolti, presso l’infopoint al Palazzo delle Esposizioni, dallo stesso sindaco Bernardo. Qui è possibile ammirare la mostra della civiltà contadina: un tuffo nel passato tra aule scolastiche di un tempo, strumenti di lavoro, abiti tipici e illustrazioni di Franco Pinna, il fotografo che, negli anni Cinquanta, accompagnò a Colobraro l’antropologo Ernesto De Martino.

Il "monachicchio"

Il “monachicchio”

Un viaggio tra i vicoli del centro storico, in cui si incappa nel “monachicchio” (nel folklore lucano, lo spirito di un bambino morto senza battesimo, che si aggira sulla terra trasformato in un folletto burlone e dispettoso, da cui ci si può liberare solo afferrandolo per il cappuccio) e negli “affascini” (simili al malocchio), in maghe e lupi mannari, morti viventi e zitelle pettegole.

Storie che ormai appartengono alla tradizione antropologica, raccontate in maniera ironica e divertente; un percorso teatralizzato scritto, ideato e diretto da Giuseppe Ranoia. Scene riprodotte da piccoli e grandi attori che rendono protagonisti anche il pubblico, tra le stradine del borgo dove sono allestite le postazioni che consentono di ammirare la bellezza suggestiva di un paese, ai più sconosciuto, che riesce a ridere delle cattive dicerie. E dopo circa un’ora e mezza immersi in antichi miti e leggende, tra applausi e risate, i visitatori possono degustare i prodotti tipici della Lucania, assaporandoli nella sagra gastronomica preparata per l’occasione.

Così, da ora, sentirvi dire: “Vai a quel paese” non vi risulterà più un insulto. Ma a Colobraro si pensa anche ai più superstiziosi e chi proprio non riesce a stare “tranquillo” potrà munirsi dell’apposito amuleto con tanto di erbe magiche e peperoncini. O forse, contro la superstizione, invece del sale, basta un pizzico di cultura e fantasia.

Federica Grisolia

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