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Accoglienza Migranti. Don Bonifacio Duru (Azione Verde): «Moderna tratta di schiavi. Comanda il denaro»

Accoglienza Migranti. Don Bonifacio Duru (Azione Verde): «Moderna tratta di schiavi. Comanda il denaro»
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«Sistema di accoglienza creato per dare lavoro ai disoccupati in Europa»

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Abbiamo intervistato il sacerdote nigeriano don Bonifacio Duru, che conosce bene, naturalmente, l’attuale situazione in Africa e in Nigeria, Paese dal quale arrivano tantissimi giovani migranti in Italia. Don Bonifacio (nella foto) condanna l’attuale sistema di accoglienza che, a suo dire, danneggia ancora di più l’Africa. Il sacerdote, in Italia dal 1997, ha fondato “Opera don Bonifacio Azione Verde”. L’organizzazione ha lo scopo di promuovere lo sviluppo attraverso l’istruzione ed attualmente è operativa nel territorio della Diocesi cattolica di Orlu, a sud della Nigeria. “Azione verde” ha alcune sedi in Italia. E da un anno anche ad Amendolara, comune ampiamente interessato dalla questione migranti.

img_6919Don Bonifacio, cosa sta succedendo in Italia con l’emergenza Migranti? Bella domanda. In Italia noto che tutti hanno la buona volontà di mettere le mani sulla gestione degli immigrati e sulla loro sorte. Il Governo, la Chiesa, altre istituzioni e le diverse Onlus e Ong sono impegnati in questa direzione. E’ un’opera buona ma vedo anche tanta confusione. Quello che noto è che siamo uniti solo per uno scopo ‘ottenere i fondi europei’. Quindi penso che ciò che non va è questa corsa al denaro. Gli aiuti e le opere di carità, purtroppo, dipendono da questo. Nell’epoca del mercato degli schiavi era la stessa situazione. Oggi è uguale, cambia solo l’epoca, ma si tratta solo di soldi senza umanità.

Cosa significa, per lei, accoglienza? Proviamo a chiedere a tutti di ospitare questi ragazzi nelle proprie case, a dar loro acqua per lavarsi ogni giorno, senza aspettarsi i soldi dall’UE o l’aiuto dal Ministero, cosi vedremo quanti possono prenderli in gestione. Proviamo a non pagare i proprietari degli alberghi per capire se sono disposti a dar loro un posto per dormire anche un solo giorno gratuitamente. Fino a quando non proviamo a far ciò, dobbiamo trovare la parola giusta per definire quello che stiamo facendo attualmente.

Cosa significa, per lei, integrazione? Dal mio punto di vista, integrazione significa immedesimarsi nella situazione degli altri, cercando di capire chi sono queste persone che lasciano la propria terra. Tanti sono giovanissimi, sotto i trent’anni, ragazzi che dovrebbero ancora andare a scuola ma hanno lasciato le famiglie e i genitori. Sono ragazzi di altre culture che hanno bisogno di tempo e formazione. Vengono criticati già appena arrivati perchè non conoscono la lingua, perchè non sono in grado di pulire e lavarsi come noi e a volta passano per incoscienti perche camminano con le cuffie nelle orecchie. Integrazione secondo me, significa comprendere veramente e creare le condizioni perché possano prima imparare a vivere qui per poi pretendere qualcosa.

volontariLei è di origini nigeriane. La maggior parte dei migranti che arrivano in Italia sono giovani e tanti di loro nigeriani. Chi sono questi ragazzi? Da cosa scappano? Scappano dal malgoverno e dall’ingiustizia sociale ma soprattutto scappano dalla disoccupazione. Vogliono crearsi una vita migliore che l’Europa promette ma che non sa dare. Sono ragazzi non ben informati, che non conoscono nulla della vita in Europa; alcuni di loro tornerebbero volentieri a casa se avessero la possibilità di una sistemazione giusta. La Nigeria ha una popolazione di oltre 200.000.000 abitanti, maggiormente giovani quindi senza occupazione e senza formazione; in Nigeria si parla di emergenza sociale, non guerra. Il Governo nigeriano non ha nessun programma per integrare i giovani nel lavoro o nell’educazione e questa situazione viene complicata dalla ‘promessa’ dell’Europa, vista come la terra promessa.

Papa Francesco ha recentemente detto che l’unica soluzione è la solidarietà. Cos’ha voluto dire secondo lei? Ha voluto dire che bisogna trovare la strada giusta per fermare la morte di tanti ragazzi in mare. Ha voluto dire che siamo tutti coinvolti in questo problema e che dobbiamo farne parte per trovare la soluzione. Solidarietà non vuol dire fare elemosina. Al momento stiamo facendo elemosina a questi ragazzi perchè diamo solo cibo e alloggio.

Questo sistema di accoglienza messo in piedi dall’Unione Europa e a cui l’Italia è chiamata a rispondere funziona? Non funzionerà questo sistema perchè è creato per dare il lavoro ai disoccupati in Europa e riempire i comuni disabitati; è un sistema creato per usare i fondi dell’UE in Europa stessa. Dico che ancora una volta, l’Europa ha tradito l’Africa.

Ha avuto modo di visitare di centri di accoglienza, degli Sprar o comunque delle realtà che ospitano migranti? Che idea si è fatta? Si. I ragazzi non fanno niente dalla mattina alla sera, mangiano e dormono, forse escono con le cuffie nelle orecchie, non c’è altro. Continuando così, penso che l’Africa andrà ancora 100 anni indietro perchè questi ragazzi sono il futuro di questo continente, sono solo loro la speranza di un popolo e  lasciati così, senza formazione, torneranno in Africa creando più problemi di prima.

Quale potrebbe essere una soluzione alternativa per gestire al meglio questo flusso migratorio? E la Chiesa che ruolo attivo potrebbe svolgere? Se qualcuno vuole fare solidarietà, deve aiutare l’Africa a crescere bene. I ragazzi hanno bisogno di educazione e di formazione nel proprio Paese. Per fermare l’immigrazione bisogna investire e avere fiducia in qualcuno che può gestire bene questi fondi dall’Europa. Abbiamo bisogno di una politica forte che ponga i ragazzi protagonisti del loro ambiente; dobbiamo fare in modo che i ragazzi siano parte della politica regionale e federale. Abbiamo bisogno di creare una politica rivoluzionaria che possa ribaltare la situazione attuale con la cultura e la formazione. Creare un circuito per la formazione e l’educazione finanziato dall’EU. In questo modo avremo dato nelle mani di questi ragazzi un luogo nel proprio paese e potranno essi stessi gestire il proprio futuro.

Vincenzo La Camera

 

 

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