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Rocca Imperiale, cantiere Ss 106. Amministrazione e sindacati chiedono assunzione lavoratori locali

Rocca Imperiale, cantiere Ss 106. Amministrazione e sindacati chiedono assunzione lavoratori locali
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Palazzo di Città a Rocca Imperiale

Dal sit-in sul cantiere alla sala consiliare. La protesta dei lavoratori disoccupati di Rocca Imperiale, amareggiati per le mancate assunzioni nell’ambito dei lavori per la variante SS 106 di Nova Siri, prova a intraprendere le vie istituzionali. Si è tenuto giovedì un incontro presso il Comune di Rocca Imperiale tra i sindacati Cgil-Cisl-Uil, i lavoratori, l’Amministrazione comunale, alcuni esponenti politici locali e i carabinieri della locale stazione. Il confronto è stato voluto dal sindaco Ferdinando Di Leo che da subito ha preso a cuore la protesta dei lavoratori recandosi di persona, giorni fa, sul cantiere in località San Nicola (al confine con il comune di Nova Siri, Mt) facendo la voce grossa nei confronti della ditta appaltatrice che pur avendo promesso una ricaduta occupazionale sul territorio, «ad oggi non ha mantenuto le sue promesse». Da quando il cantiere è operativo, e cioè da settembre 2011, per creare una variante appunto che da Rocca bypassi il centro abitato di Nova Siri e per un importo complessivo di circa 50 milioni di euro, la stragrande maggioranza delle ditte subappaltatrici risultano essere lucane, «con evidenti vantaggi nelle assunzioni per i loro concittadini – lamentano amministratori e lavoratori rocchesi – nonostante i lavori siano concentrati per buona parte nel territorio di Rocca Imperiale».

Nel corso dell’incontro dell’altra mattina in comune, i rappresentanti sindacali hanno auspicato un immediato “faccia a faccia” con la ditta appaltatrice e l’Anas per colmare quel gap in merito di contrattazione sindacale che in fase di inizio di lavori sarebbe venuta a mancare. «A maggior ragione – sottolinea Vincenzo Veneziano (Fillea Cgil comprensoriale) se pensiamo come Rocca Imperiale abbia dovuto privarsi di un’importante fetta di territorio, senza oggi ricevere in cambio la giusta contropartita occupazionale». Il segretario della Feneal Uil Cosenza, Bruno Marte, invitando i cittadini di Rocca ad una mobilitazione pacifica, si è impegnato, qualora la situazione persista, di portare la voce di questi lavoratori in sede nazionale. «Ditta appaltatrice (di Bolzano, ndr) e Anas hanno l’obbligo di avviare in questi casi una contrattazione sindacale che conduca all’assunzione anche di manodopera locale». Sulla stessa lunghezza d’onda Mauro Venulejo, segretario Filca Cisl Cosenza, che ha amaramente fatto constatare come tante imprese del Nord quando ottengono in appalto lavori nel Mezzogiorno «spesso dimenticano le regole in materia di occupazione». Dunque sindacati uniti nel chiedere un immediato incontro con Anas e ditta appaltatrice, fiduciosi che la strada della concertazione possa portare nel breve termine ai risultati sperati. Con Rocca Imperiale, ha proposto Giuseppe Guido della Cgil comprensoriale Pollino-Sibaritide, sede di una tavola rotonda tra tutte le forze interessate, che possa servire a dare visibilità alla questione e potrebbe accorciare così, secondo il sindacalista, i tempi burocratici.

Andare avanti e su più fronti. Questa la parola d’ordine, dunque. Seguendo la strada della mediazione innanzitutto, ma senza disdegnare la piazza. Pieno appoggio alla causa anche da parte dei consiglieri provinciali Mario Melfi e Giuseppe Ranù, presenti all’incontro. Lo stesso Melfi ha ritenuto la vicenda «al limite della follia», tenendo conto dell’enorme quantità di denaro disposta per la realizzazione dell’opera e la conseguente contropartita in termini occupazionale che vede la Calabria timbrare il cartellino con soli sette lavoratori. Ranù, dal canto suo, si è impegnato a sottoporre la delicata questione in sede di Consiglio provinciale. Intanto il sindaco Di Leo, sulla scia dell’utilità che potrebbe avere un incontro allargato, è intenzionato a convocare nei prossimi giorni un Consiglio comunale aperto. Di Leo ha voluto dare alla protesta un tono civile ma deciso, coinvolgendo tutte le forze del territorio e ritenendo che “il sopruso” patito dai lavoratori rocchesi sia un’amara metafora di come ancora una volta per l’Alto Jonio cosentino la montagna dei diritti sia molto più dura da scalare rispetto a tanti altri territori. «A testimonianza di ciò – ha aggiunto il primo cittadino – sia il Prefetto che i rappresentanti della Regione invitati all’incontro in Comune (presidente, assessore ai Lavori pubblici e referenti locali, ndr) non ci abbiamo fatto pervenire alcun segnale».

Vincenzo La Camera, ufficio stampa

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