Redazione Paese24.it

Una piccola Oriolo vicino New York. Si parla in dialetto e si festeggiano San Giorgio e San Francesco

Una piccola Oriolo vicino New York. Si parla in dialetto e si festeggiano San Giorgio e San Francesco
Diminuisci Risoluzione Aumenta Risoluzione Dimensioni testo Stampa
Download PDF

Panorama di Oriolo

Non ha il Castello, non ha il Centro Storico, ma anche qui il 23 e il 24 aprile si celebrano le feste patronali di San Giorgio e San Francesco. Anthony Silvestri viene da Frankfort, un paese di 7.600 abitanti della contea di Herkimer, nello Stato di New York ed è in visita a Oriolo perché suo nonno (Nicola Silvestri) era un oriolese che sul finire dell’800 emigrò in America in cerca di fortuna. Come lui fecero molti altri suoi paesani che si trasferirono in questo piccolo paese americano in cerca di lavoro. La fetta di popolazione immigrata in Frankfort ai primi del ‘900 risultava così essere composta per il 30% da siciliani e per il 70% da calabresi, in maggioranza provenienti da Oriolo.

La stazione di Frankfort dove il nonno di Anthony giunse a fine '800

Fu proprio il nonno di Anthony, Nicola Silvestri (unico letterato tra gli emigrati da Oriolo a Frankfort), che in quegli anni scrisse (fino al 1927) circa 8000 lettere per i suoi compaesani, che da Frankfort le spedivano ai parenti rimasti a Oriolo. Ma non c’erano solo le lettere ad attenuare il disagio della lontananza per gli emigrati oriolesi di Frankfort; sin dai primi anni del ‘900 (fino a circa una trentina di anni fa), il 23 e 24 aprile di ogni anno si era soliti festeggiare le feste patronali di San Giorgio e San Francesco, con le celebrazioni religiose che avvenivano all’interno di una Chiesa, dedicata proprio a San Francesco di Paola (fondata dagli Oriolesi e tuttora esistente) e con una processione in cui le statue dei santi venivano portate per le vie del paese insieme al tricolore italiano, mentre i devoti vi attaccavano dollari di carta.  Quella delle feste patronali era inoltre l’occasione per riunirsi e festeggiare con piatti tipici calabresi come salsicce e peperoni, taralli, pitte con peperoni e pomodori, pasta al forno, melanzane ripiene etc. Con le nuove generazioni, ci racconta Anthony, la tradizione della processione è andata perduta, ma si continua ancora a preparare i piatti tipici oriolesi e a riunirsi in occasione delle feste.

Anthony Silvestri (in America tramutatosi in Silvester) ci racconta ancora che tuttora i più anziani abitanti di Frankfort parlano in inglese, ma tra loro conservano numerose espressioni in dialetto oriolese, che lui stesso ci mostra di conoscere. Oltre all’italiano, che parla in maniera fluente, è curioso ascoltare come sappia pronunciare correttamente “riuw” (traduzione dialettale di Oriolo), mentre la cosa ancora di più colpisce è che girando per Oriolo gli è capitato spesso di incontrare persone molto somiglianti nei tratti somatici a suoi conoscenti di Frankfurt.

Prima di concludere la chiacchierata ci suggerisce egli stesso di andare su google a cercare “fankfurt-ny-oriolo”,  per trovare  un sito web (datato 1997) in cui sono indicati i cognomi degli Oriolesi emigrati a Frankfort e i loro adattamenti in lingua inglese. Anthony ci dice ancora che tornerà presto a Oriolo, forse proprio in occasione delle prossime feste patronali e porterà con lui diversi suoi paesani e ci racconta che gli piacerebbe un giorno poter trovare alcune delle lettere che scrisse suo nonno e che vennero spedite proprio a Oriolo più di cento anni fa.

Luigi Adinolfi

 

Share Button

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *