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Teo Teocoli scalda il teatro di Castrovillari. Da Celentano a Caccamo, risate “amarcord”

Teo Teocoli scalda il teatro di Castrovillari. Da Celentano a Caccamo, risate “amarcord”
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Teo Teocoli mattatore, ieri sera (martedì) al Teatro Sybaris di Castrovillari per una serata ricca di risate in salsa “amarcord”, nella rassegna “Prima Fila” con direttore artistico Benedetto Castriota. Una platea gremita ha apprezzato il comico-attore-imitatore milanese (con padre di Reggio Calabria) accompagnato dalla sua band, la Doctor Beat, per uno spettacolo di gags, monologhi e intervalli musicali. Antonio Teocoli, detto Nino e poi Teo che ha avuto sempre un rapporto difficile con la scuola nonostante il padre lo volesse ragioniere. Ma dopo gli scarsi risultati sia nella scuola pubblica che in quella privata –«eravamo io, uno di settanta anni e uno di Bergamo, tipo Balotelli», Teo decise di mollare, con la “benedezione” del padre, per inseguire il sogno di cantante.

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Un Teocoli, oggi 71enne,  spedito, sciolto, che piace a tutti. Il solito Teo nazionale, evergreen, che la Tv ci ha mostrato per anni nei suoi personaggi. Prima di passare alle imitazioni, ha raccontato del suo primo viaggio al mare con le vespette a quindici anni. Da Milano a Riccione a 40 all’ora. «Appena arrivati in spiaggia correvano in acqua per preparci al tuffo. Lo abbiamo fatto per 30 km, e poi, in vista della Crozia, abbiamo deciso di tuffarci». Dal costume di lana all’acquisto di costumi più moderni ma che avevano grosse difficoltà nella gestione del così detto “apparato”.

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E poi via con i personaggi. L’immancabile Ray Charles. Per poi arrivare a Celentano con cui Teocoli vanta una lunga amicizia. «Siamo stati a cena assieme la sera di Natale. Ci conosciamo da 60 anni. Andavo sotto casa sua quando avevo dodici anni, in via Gluck numero 14 a Milano». Con Celentano, e non poteva essere altrimenti, si è scaldato anche il pubblico che ha cantato assieme a Teo “Una carezza in un pugno”.  «Io non imito Celentano – ha scherzato – io lo sostituisco, visto che lui ormai non canta più».

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E poi il gran finale con Felice Caccamo, il giornalista sportivo di Napoli che edita anche due giornali. «‘O Vic, che vende decine di copie e il Financial Naples che non vende mang na copj. Dalle rotative finisce direttament int ‘o cess». Caccamo ha raccontato la sua tragicomica partenza da Napoli in direzione Milano con la moglie e due amici con passaggio dal casello dove il casellante se lo ero arredato come un vero appartamento; sino a sbagliare la strada finendo sul Brennero perchè non si trovavano cartelli che indicassero Milano. Per poi dopo un anno, dopo aver attraversato la Slovenia, ritornare a Napoli e spargere nel Golfo le ceneri di uno dei due amici, morto durante questo viaggio, se non fosse per un vento di Gregale «ca ma jettata an faccia».

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Vincenzo La Camera

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