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Stop alla nuova Ss 106. Sindacati sul piede di guerra. «Pronti alla mobilitazione»

Stop alla nuova Ss 106. Sindacati sul piede di guerra. «Pronti alla mobilitazione»
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Nella foto, un tratto dell’attuale Ss 106 nel comune di Roseto Capo Spulico

Sindacati sul piede di guerra e pronti alla mobilitazione in seguito al ritiro della delibera al Cipe, che finanziava l’apertura dei cantieri  del “Terzo Megalotto Ss 106”, da parte del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. CGIL CISL UIL Regionali e Comprensoriali, unitamente alle federazioni di categoria degli edili Provinciali e Regionali, denunciano «l’ennesimo scippo ai danni della Calabria». C’è da dire, però, che sul progetto sin dall’inizio si è scatenata una vera e propria guerra tra poveri che ha visto su posizioni divergenti gli stessi sindaci dei comuni interessati e i cittadini. Sicuramente questa situazione non ha certo agevolato l’ottenimento del risultato, per la soddisfazione di alcuni comitati civici e addetti ai lavori che hanno ritenuto dall’inizio il progetto inadeguato e eccessivo per il territorio.

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«Pretendiamo di conoscere – commentano i sindacati – la natura dei rilievi mossi affinché siano chiare le responsabilità e la gente di Calabria possa sapere quali interessi, privati o istituzionali, stanno nuocendo allo sviluppo del Mezzogiorno e nel Mezzogiorno». Intanto le sigle sindacali invocano a gran voce un incontro con Anas e il governatore della Calabria, Oliverio per trovare una soluzione utile al ripristino del finanziamento. «In assenza di celeri ed immediate risposte ed in mancanza di una pronta soluzione che porti alla cantierizzazione dei lavori non ci sarà alternativa alla mobilitazione a difesa della dignità della Calabria».

Vincenzo La Camera

 

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5 Responses to Stop alla nuova Ss 106. Sindacati sul piede di guerra. «Pronti alla mobilitazione»

  1. Giuseppe Pagano 2017/03/03 at 09:55

    Parole,parole ,parole.Quando mai i sindacati hanno fatto guerre per i più poveri e bisognosi.Ma quale mobilitazione.Il nulla li circonda ,eppure non se ne sono accorti.La gente non sa più cosa mangiare;non può più curarsi;non ha più una pensione;non riesce più a mandare i figli all’università;non ha un lavoro da anni.Farebbero meglio a tacere perchè tanto non li crede più nessuno.

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  2. rosa 2017/03/03 at 11:00

    Ma quale mobilitazione….. i sindacati non ci sono, la gente è apatica, i politici inesistenti.

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  3. sara 2017/03/03 at 22:38

    Spero per i politici che escano dai bar e dai ristoranti e dal dolce far nulla,cartellini o no,di iniziare a far qualcosa per tutti. Io,persone che nn fa nulla e si prendono stipendi, non li voto.Per cui cari politici uscite dai vostri bar e iniziate a lavorare.Se no rimarrete solo voi con le vostre miserie e tanti se andranno e ciao ciao…
    Ps se non volete far parlare la lega,che tanto parla sempre,iniziate a lavorare.Saluti

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  4. orfano di patria 2017/03/04 at 05:35

    La “STORIA” si ripete…..

    Gli INTERESSI di “SINGOLI”.. prevalgono su quelli della COLLETTIVITA’ neanche centinaia di MORTI inteneriscono L’ARIDO cuore di chi manovra i “FILI”…….

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  5. Enrico Riccitelli 2017/03/04 at 11:13

    Fili? Singoli? Manovre?
    1 La corte dei conti si occupa di interessi comuni (ovvero come non sprecare soldi in progetti sbagliati, mediante un’analisi tecnica del progetto, che in questo caso è risultato inapplicabile)
    2 I singoli non hanno tutto il potere che sembra voler loro attribuire….l’unico stop al progetto viene infatti dalla valutazione tecnica, che è oggettiva, eseguita dall’organo di cui al punto 1.
    3 Le manovre le hanno fatte coloro che per i propri interessi economici e politici hanno comunque sostenuto un progetto irrealizzabile.
    Sulla questione morti, anche in questo caso la responsabilità va data a chi ha perso tempo per applicare tale progetto inapplicabile di fatto.
    Per il sindacato il concetto “si deve fare comunque anche se sbagliato” è un ragionamento che sfugge a qualsiasi logica.
    Rifare il progetto come andava pensato dal primo giorno è l’unica soluzione, perdere altro tempo e reiterare un errore all’infinito.

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