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Alto Jonio. Tumori e ambiente: quale collegamento?

Alto Jonio. Tumori e ambiente: quale collegamento?
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L’allarme-tumori nell’area dell’Alto Jonio e della Sibaritide lanciato qualche giorno addietro da Pasquale Brunacci operatore sanitario in servizio da oltre 30 anni presso l’INT (istituto nazionale tumori) di Milano destinatario dei tanti “viaggi della speranza” dei pazienti oncologici residenti in Calabria e soprattutto in questa zona, ha suscitato una serie diversificata di reazioni. Sebbene il messaggio fosse indirizzato solo a stimolare una riflessione seria da parte di tutti e non a seminare panico, c’è stato qualche sindaco e qualche tuttologo locale che ha preferito prendere le distanze ritenendo utile far finta di niente. Non la pensa così il sindaco di Alessandria del Carretto, Vincenzo Gaudio, che come dirigente-medico dell’Asp si occupa proprio di prevenzione, dettosi molto preoccupato per l’intensificarsi abnorme, anche nel suo paese, di un fenomeno che rischia di diventare un’epidemia.

«Un paese – scrive il dottor Gaudio precisando di non voler suscitare né allarmismo né polemiche – circondato di montagne, di verde, di rigogliosi boschi e di aria salubre nel quale, nel giro di pochi anni, su una popolazione inferiore a mille anime, si sono verificati 5 casi di tumore in soggetti giovani. Penso perciò – ha aggiunto il sindaco Gaudio – che il problema vada affrontato nella sua complessità, valutando gli aspetti più salienti…e stimolando le istituzioni preposte ad indagare sull’impennata delle patologie tumorali in un territorio del tutto libero da inquinamento industriale». Sempre da medico e da attento osservatore, Gaudio cita date e dati in base ai quali risulta che agli inizi del XX secolo i morti per tumore erano 3 su 100, mentre oggi sono 35 su 100. Vero è, commenta il primo cittadino – che essendo una patologia degenerativa il tumore è diventato più frequente per il prolungarsi della vita media, «ma perché – si chiede il dottor Gaudio – si ammalano i bambini, i ragazzi e i giovani? Allora ci dobbiamo responsabilmente chiedere se ci sono collegamenti tra il tumore e l’ambiente in cui viviamo. Penso infatti che nell’era del genoma abbiamo il diritto di sapere, senza angoscia e senza allarmismi inutili, in che modo l’ambiente agisce sul nostro patrimonio genetico…».

E’ perciò un dovere sociale, secondo il dr. Gaudio, condurre ricerche sui fattori di rischio nella catena alimentare, sui rischi derivanti dall’esposizione ai campi elettromagnetici, sulla salubrità dell’aria e in particolare del suolo, terminale degli insetticidi usati in agricoltura che finiscono nei foraggi degli animali da carne. «Sono rischi – commenta il dirigente medico – su cui indagare con rigore e onestà intellettuale. Ma esiste un registro-tumori in Calabria? Questa mortale patologia ha una connotazione territoriale specifica? Sono mai state eseguite – si chiede il sindaco Gaudio riferendo che nel suo comune ci sono da oltre 20 anni due potenti ripetitori di radiofrequenze – indagini sull’inquinamento elettromagnetico? Esiste un monitoraggio della radio-attività del suolo e del mare? La ferrite interrata nei nostri territori (in parte bonificata – ndc) ha un rapporto con la casistica dei tumori? Gli interrogativi – conclude il dottor Gaudio – sono tanti, voglio perciò sperare che le istituzioni interessate si facciano carico di avviare indagini mirate e che le associazioni che hanno a cuore le salvaguardia ambientale facciano rete e promuovano iniziative tese a svegliare… le coscienze assopite».

   Pino La Rocca             

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