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Castrovillari, cala il sipario su Primavera dei Teatri

Castrovillari, cala il sipario su Primavera dei Teatri
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Ultimo giorno per la diciottesima edizione del festival sui nuovi linguaggi della scena contemporanea, Primavera dei Teatri, ideato da Scena Verticale con la direzione artistica di Saverio La Ruina e Dario De Luca e quella organizzativa di Settimio Pisano. Oggi (domenica 4 giugno) l’appuntamento è alle 19.00 al teatro Vittoria con La Crepanza – Ovvero come danzare sotto il diluvio di Maniaci d’Amore Teatro, lo spettacolo di e con Francesco D’Amore e Luciana Maniaci per la regia di Andrea Tomaselli. Il Burning Man è un lungo rave scatenato che si tiene nel deserto del Nevada. Quest’anno il tema è la fine del mondo. L’evento dura notti intere e chi ci partecipa è pronto a vivere qualsiasi esperienza. Qualsiasi ma non questa. D’improvviso, un bagliore accecante, e la folla danzante sparisce. Amara e Mio, si ritrovano totalmente soli nel nulla. Lei è convinta che sono entrambi morti e che quello in cui si trovano è un crudele aldilà. Lui è certo che si tratti di una prova e che l’importante sia credere di poterne uscire, avere fede. Anche quando si tratta di aver fede in un’aragosta di plastica, l’unico oggetto rimasto in quel vuoto. Il rave dello sballo si trasforma così in un sorprendente eremitaggio di coppia nel deserto.

Alle 21.00 chiude il sipario di questa edizione la Compagnia dell’Arpa con Lingua di Cane, in scena al Teatro Sybaris. Scritto da Sabrina Petyx, diretto da Giuseppe Cutino e intepretato da Franz Cantalupo, Sara D’Angelo, Elisa Di Dio, Noa Di Venti, Mauro Lamantia, Rocco Rizzo, Lingua di cane è uno spettacolo che attraversa sogni, storie, paure, amicizie, inimicizie, addii, tradimenti e speranze. Dà voce a storie semplici e a pensieri dolorosi da ammettere, perché non sempre la verità è scontata e semplice da raccontare, perché non sempre la verità c’è e a volte è così brutta da non volerla guardare. Noi che abbiamo conosciuto il destino di chi non è niente di più che una lingua di cane, ci troviamo ora a contare altri morti che non ci appartengono, per i quali non abbiamo responsabilità, per i quali allarghiamo le braccia prima che ci venga la tentazione di protenderle in avanti. Lingua di cane è la lingua di chi non ha voce per parlare, di chi ansima, di chi elemosina un pezzo di pane, di chi non merita un rispetto, una vita e una morte da uomo, come se uomo non lo fosse mai stato.

Redazione

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