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Tra Trebisacce e Villapiana il casello ferroviario…dei ricordi

Tra Trebisacce e Villapiana il casello ferroviario…dei ricordi
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C’era una volta… il Casello Ferroviario di 112 sul tratto della Linea Jonica che unisce Trebisacce a Villapiana: bello, colorato, robusto, popolato delle voci delle persone che vi abitavano e quindi pieno di vita e di fermento. Oggi, invece, spopolato, abbandonato a se stesso, semi-diroccato e adesso anche semi-carbonizzato, è ridotto in una condizione quasi post-bellica. Cominciano così le mitiche favole di una volta e comincia così la bella favola del Casello Ferroviario di 112 che, alla pari di gran parte dei Caselli Ferroviari che sorgono sulla Linea Jonica, è diventato l’emblema del degrado, il monumento all’incuria e all’abbandono in cui è ormai relegata la Linea Ferroviaria Jonica, ed in particolare la tratta Sibari-Metaponto da cui, da alcuni anni, i treni sono spariti pressoché completamente cedendo il passo agli autobus sostitutivi e lungo la quale le Stazioni Ferroviarie, anch’esse un tempo piene di gente e di vita, sono ermeticamente abbandonate e chiuse.

Il Casello Ferroviario in genere, simile a una Casa Cantoniera Ferroviaria, era un edificio costruito lungo la linea ferroviaria, adibito all’alloggio del personale ferroviario responsabile della manutenzione e del controllo della linea. Venivano dislocati a intervalli regolari su tutte le linee costruite tra l’Ottocento e la prima metà del Novecento in tutti punti che richiedevano una maggiore sorveglianza  come ponti, passaggi a livello e incroci. In genere vi abitava la famiglia del cosiddetto “casellante” che presenziava il passaggio del treno e teneva costantemente sotto controllo tutta la linea, prevenendo così incendi che potevano scaturire dalle scintille dei treni a carbone e tenendo i binari sempre liberi da piante infestanti. Venivano costruiti a distanza regolare (all’incirca 1 chilometro), in modo che potessero comunicare a vista tra di loro. Il Casellante pagava un affitto per alloggiare nella struttura ed aveva in concessione anche un appezzamento di terreno adiacente alla costruzione su cui di solito coltivava l’orticello di famiglia. Una volta abbandonati per l’utilizzo di sistemi di comunicazione più moderni, diversi Caselli sono stati alienati dalle società ferroviarie e riconvertiti in abitazioni private.

Lungo la Linea Jonica sono invece tanti i Caselli in rovina e, tra questi, lo storico Casello Ferroviario di 112. Un Casello particolare, questo, perché oltre ad avere tutte le dotazioni degli altri Caselli, a pochi passi aveva il passaggio a livello con l’accesso alla spiaggia e alla vasta e lussureggiante pineta di 112 popolata da diversi campeggi e strutture turistiche. Col tempo e con l’incalzare degli eventi, il passaggio a livello è stato soppresso e al posto delle sbarre è stato eretto un possente muro in cemento armato, da parte loro le famiglie di ferrovieri che lo hanno abitato per anni si sono trasferite in città cosicchè il Casello Ferroviario è rimasto per anni abbandonato al degrado e all’incuria degli uomini. Recentemente, come colpo mortale, ha subito un incendio tanto doloso quanto inspiegabile che, nonostante il pronto intervento dei Vigili del Fuoco di Trebisacce che hanno dovuto intervenire dal tetto perché pericolante, lo ha semi-distrutto all’interno e all’esterno sfigurandone la bella e accattivante immagine di una volta. Per le nuove generazioni i resti dell’antico Casello Ferroviario di 112 rappresentano ormai un inservibile rudere, ma per le persone che ne conoscono la storia, quel Casello Ferroviario rappresenta un pezzo di memoria storica difficile da dimenticare, uno spaccato di quella “archeologia industriale” che andrebbe riqualificata e custodita a futura memoria.

Pino La Rocca

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2 Responses to Tra Trebisacce e Villapiana il casello ferroviario…dei ricordi

  1. salvatore 2017/11/25 at 09:58

    Come dimenticare gli ultimi inquilini del casello di 112 ,zia Rosa e zio Peppino .
    Persone disponibili e buone , un ricorso particolare la loro presenza in quasi tutti i viaggi organizzati ,sia essi pellegrinaggi sia essi viaggi per visitare posti nuovi.resteranno con il loro casello nei miei ricordi.

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  2. Francesco 2017/12/25 at 13:12

    Ho vissuto parte della mia infanzia al Casello di 112 dove ha abitato mio zio, ferroviere, negli anni ’50. Allora, andare a 112 per me e mia sorella aveva il significato di una vacanza! I primi bagni al mare, le passeggiate nella pineta, il passaggio ritmico dei treni, il “Treno Cisterna” che si fermava davanti al casello per fare il rifornimento dell’acqua, il giro in bicicletta, alla sera, assieme allo zio (io ero un bambino delle elementari) per accendere i segnali (che probabilmente funzionavano ancora a petrolio) lungo la ferrovia…Tutto sembrava bello e irreale in quegli anni!

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