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Villapiana, cassintegrati della Mdc e della Biovix per tre mesi a lavoro in Comune

Villapiana, cassintegrati della Mdc e della Biovix per tre mesi a lavoro in Comune
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La fabbrica Biovix di Villapiana

Un contratto di formazione lavoro finanziato dalla Provincia ha disposto l’impiego dei lavoratori in mobilità presso gli Enti pubblici che ne hanno fatto richiesta. Un primo gruppo di lavoratori, ex cassintegrati e ora in mobilità provenienti dalla Mdc, industria manifatturiera di Cammarata di Castrovillari, è stato impiegato presso il Comune di Villapiana nella primavera scorsa. Attualmente sono sei le unità impiegate, sempre ex cassintegrati e in mobilità, provenienti dalla Biovix di Villapiana. Si tratta, nel primo caso, di una fabbrica storica del settore manifatturiero dell’area di Castrovillari che si insediò ai piedi del Pollino negli anni settanta col nome di In.te.ca (industria tessile calabrese) e che rappresentò una concreta opportunità di lavoro per molti operai della Sibaritide e del Pollino, salvo poi entrare in crisi dopo pochi anni e per centinaia di lavoratori si aprirono le porte per una lunga, quasi interminabile cassa integrazione. Con la nuova gestione della Mdc il copione praticamente si è ripetuto. Ben diversa la situazione della Biovix di Villapiana. Nata per produrre enzimi chimici è stata successivamente convertita per produrre pannelli fotovoltaici, ma le macchine non entrarono mai in produzione. Anzi ben presto si scoprirono le reali intenzioni dei suoi amministratori giunti da Brescia a “investire” qui in Calabria.

La fabbrica nel luglio del 2007 fu posta sotto sequestro dalla Guardia di Finanza su disposizione della Magistratura per presunti brogli finanziari in danno alla legge 488 sulle agevolazioni per gli investimenti nelle aree svantaggiate del Sud. Da allora gli oltre venti dipendenti rimasero senza stipendio e senza una prospettiva di lavoro. Nei mesi successivi ci fu un tentativo di acquisizione della fabbrica da parte di una società appartenente alla Esco Italia Spa ma anche questo tentativo si infranse sui sigilli posti ai cancelli della fabbrica che continuò a rimanere chiusa. I lavoratori attualmente in servizio presso il municipio, che usufruiscono di una indennità di mensa e di trasporto, vengono impiegati negli uffici e nel servizio tecnico di manutenzione per un totale di 366 ore previste pari a circa tre mesi di lavoro formativo che sulla carta dovrebbe rappresentare una credenziale in più nella prospettiva di un eventuale reinserimento nella attività lavorativa futura. Ma se per alcuni di loro la soluzione alla crisi lavorativa arriva col raggiungimento dei requisiti per la pensione per altri, più giovani, le prospettive da qui al primo gennaio dell’anno prossimo sono alquanto pessimistiche poiché terminerà il sostegno al reddito dato dalla mobilità in deroga e si aprirà lo spettro del licenziamento se non interverranno nuove opportunità occupazionali.

Pasquale Bria

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