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Giornata della Memoria. «Ricordare Shoah per rigettare fanatismi e pregiudizi»

Giornata della Memoria. «Ricordare Shoah per rigettare fanatismi e pregiudizi»
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Quante domande, quanti perché, quanta voglia di apprendere l’accaduto mi sono posto mentre guardavo la foto di un bimbo in un campo di concentramento nazista. Mi ha ricordato  la data del 27 gennaio 1945 e su quella data e su quei drammatici eventi desidero richiamare l’attenzione. Sento pressante il bisogno di chiedervi di dedicare un momento della Giornata della Memoria a ripensare su quanto è avvenuto.

Vi  consiglio la lettura di Primo Levi: “Se questo è un uomo” ed in particolare l’ultima pagina in cui si legge: «I più fra noi erano troppo esausti perfino per attendere». E’ un’occasione preziosa per metterci in guardia da alcune insidie, in quanto il male c’è sempre nel cuore dell’uomo. Sono consapevole che ricordarlo serve a poco perché dopo lo sterminio di sei milioni di ebrei ve ne sono stati altri in Cambogia, in Ruanda, nei Balcani. Ricordiamo Auschwitz,  ma non dimentichiamo i gulag, le foibe ed il comunismo; il XX secolo è  stato il più feroce e, di conseguenza, non bisogna dimenticare, perché i crimini di massa restano indelebili e senza giustificazioni.

Per questo motivo è importante celebrare e ricordare la Giornata della memoria del 27 gennaio perché della Shoah non deve spegnersi il ricordo quando verranno meno i sopravvissuti. Il ricordo deve sopravvivere per consentire alle nuove generazioni di acquisire il significato della Storia:  capire le motivazioni del passato, per comprendere il presente e costruire il futuro con la ferma convinzione che la vita è un dono supremo che va tutelato e difeso al di sopra dei pregiudizi razziali e dei fanatismi. Più ci si allontana dagli eventi tragici della Shoah e dalla Resistenza al nazismo e al fascismo, più essi si impongono all’opinione pubblica con studi, dibattiti, film e rappresentazioni artistiche. Benigni e Spielberg ne sono la prova.

E proprio ai giovani voglio dedicare una poesia di Nazim Hikmet: «Ragazzo mio,/ non vivere su questa terra/ come un inquilino,/ o come un villeggiante stagionale. Ricorda,/ in questo mondo/ devi vivere saldo,/ vivere come nella casa paterna».

La casa comune paterna oggi è anche questa, di indifferenza, di arroganza, di disordine. Ricerchiamo insieme la semplicità e l’umiltà di una volta per darci una mano e sognare ad occhi aperti, consapevoli che i sogni diurni possano diventare realtà. Diamoci una mano per raggiungere una solidarietà vera e condivisa, per un bene comune da ricercare con consapevole partecipazione.

Vincenzo Gerundino (già docente e dirigente scolastico)

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