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Carnevale Castrovillari, dopo vent’anni torna in scena l’Organtino

Carnevale Castrovillari, dopo vent’anni torna in scena l’Organtino
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Sabato 10 febbraio, alle 21 al Teatro Sybaris del Protoconvento Francescano, l’associazione culturale Aprustum porta in scena una delle più antiche farse dialettali calabresi: l’Organtino di Cesare Quintana, immagine simbolo del 60° Carnevale di Castrovillari.

La regia dello spettacolo, realizzato in collaborazione con la Proloco e con il patrocinio del Comune di Castrovillari e del Parco Nazionale del Pollino, come sempre è affidata a Casimiro Gatto. Sulla scena del Sybaris, in maschera, ci saranno Martina Aloisio, Fedele Battipede, Antonio De Biase, Ivan Donadio, Luca Donadio, Domenico Donato, Luigi Grisolia, Domenico Perri, Luigi Pulice e Katia Sartore.

La tradizione dell’Organtino, si perde nella notte dei tempi; secondo l’autore della riscoperta, il prof. Giulio Palange, studioso di teatro dialettale calabrese, Organtino nacque, a Castrovillari, nel 1635, e fu il primo testo teatrale in dialetto calabrese. In quell’anno, proprio nel giorno di Carnevale, la farsa venne rappresentata in piazza San Giuliano, antico cuore della città, l’evento coincise anche con la nascita del Carnevale di Castrovillari. Il manoscritto di Organtino, conservato per oltre 3 secoli e mezzo, venne trascritto nel 1990 da Palange e pubblicato dalle Edizioni Prometeo di Castrovillari. Lo studioso castrovillarese per primo riuscì a delineare i lineamenti psicologici di questa maschera tratta dal mondo pastorale arcaico della nostra regione, una regione nella quale, ancora più di oggi, la miseria rendeva cattivi, e il successo, oggetto di invidia. Nel 2000 Palange firmò la regia dell’Organtino messo in scena al Teatro Sybaris dal Centro Permanente Teatro Popolare con protagonista l’indimenticato Giuseppe Maradei.

La storia è quella di un  pastore che, baciato dalla fortuna, diventa massaro, e, diventando padrone, dimentica facilmente, e con rozza e soverchiante arroganza, le sue origini. I suoi ex compagni, pastori miserabili ed oppressi, diventano sfruttati. Il padrone teme le rivalse degli sfruttati, soffre al pensiero di poter essere derubato nella conta giornaliera delle pecore, degli agnelli, delle ricotte, dei formaggi. E vuole, con cieca determinazione il rendiconto giornaliero. Dall’altra parte, i sottomessi, i pastori che, probabilmente, ridotti allo stremo ed alla fame dall’avida e persecutoria vigilanza dell’intransigente massaro, qualche cosa hanno da nascondere. Con Organtino che presenta i ritmi di una piacevolissima narrazione moderna nell’impianto e nella trama, Quintana riesce nell’intento di descrivere brillantemente un mondo di tensioni sociali, rudimentali ma drammatiche, di ascese e di vendette, di diffidenze e di inganni, di brutale gioco con la vita per un pezzo di formaggio e per un agnello mancante, di sospirate unioni matrimoniali, viste come ulteriore salto di status sociale.

«Ci siamo trovati a recitare in un dialetto arcaico – ha dichiarato il regista – ma molto musicale e in maschera, e a fronte di un lavoro molto stimolante e impegnativo, con la scoperta o la riscoperta di un pezzo della nostra storia e delle nostre radici».

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