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Oriolo. Dieci anni dal riconoscimento della reliquia di San Francesco di Paola

Oriolo. Dieci anni dal riconoscimento della reliquia di San Francesco di Paola
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A Oriolo, a partire della fine del Cinquecento, è venerato l’alluce di S. Francesco di Paola. Il 9 maggio 2008, a conclusione del V centenario della morte del Taumaturgo calabrese, il R. P. Postulatore Generale dell’Ordine dei Minimi, padre Ottavio Laino, ha riconosciuto ufficialmente la venerabilità della Reliquia di S. Francesco di Paola (nella foto di copertina, i recenti festeggiamenti ad Oriolo), oggi conservata nella chiesa “S. Giorgio martire” di Oriolo. Il Santo calabrese nacque a Paola (CS) da Giacomo Alessio, detto “Martolilla”, e da Vienna da Fuscaldo. I genitori, senza figli e già in età avanzata, chiesero l’intercessione del poverello d’Assisi affinché avessero un figlio, cui avrebbero imposto il nome Francesco. Il 27 marzo 1416 Francesco venne alla luce e nei momenti precedenti la sua nascita, sulla casa dei genitori furono viste volteggiare delle lingue di fuoco e una gran fiamma posarsi sopra la casa. Già da giovane età mostrò una spiccata religiosità, che manifestava nella penitenza e nella preghiera. Dopo un’intensa vita eremitica radunò attorno a sé dei confratelli e, dopo i primi romitori, costruì chiese e conventi. L’Ordine dei Minimi si espanse in Calabria e in Sicilia, mentre la fama di santità del Paolano varcò i confini della Calabria e dell’Italia. Luigi XI, re di Francia, gravemente ammalato lo volle al suo capezzale. Francesco, per ordine del papa Sisto V, partì per la Francia. In questa nazione fondò il monastero di Plessis lez Tours. In questo monastero “il minimo dei minimi”, come lo definì Luigi XI, morì il 2 aprile 1507. Fu canonizzato da Papa Leone X il 1° maggio 1519.

Nel 1533 Enrico II di Valois (1519-1559), figlio di Francesco I e di Claudia di Francia, sposò Caterina dei Medici, figlia di Lorenzo “il Giovane”, duca d’Urbino. Caterina era cugina di quarto grado di donna Fulvia Lignana Gattinara, marchesa di Oriolo, avendo sposato Marcello Pignone, Presidente della Regia Camera della Sommaria di Carlo V e 1° marchese d’Oriolo. Nel 1559 Enrico II morì. Il suo successore fu il figlio Francesco II, che passò a miglior vita in tenera età. La regina Caterina, diventata reggente, in nome e per conto del decenne Carlo IX, cercò di pacificare i cattolici e gli ugonotti accecati da reciproche avversioni. Il 13 aprile 1562 gli ugonotti, a seguito del massacro di Wassy del mese di marzo, entrarono nel convento di Plessis, profanarono la tomba di S. Francesco, la aprirono e bruciarono il corpo del Santo. Nella stessa notte alcuni frati raccolsero le ceneri e i resti del corpo. L’alluce fu donato alla regina Caterina, molto devota del Santo. La reliquia, oggi conservata a Oriolo, porta chiaramente i segni della bruciatura. Durante la reggenza di Caterina andò a predicare in Francia l’oriolese padre Dionigi o Dionisio Colomba Maestro Provinciale del Terzo Ordine dei Claustrali, al seguito del Generale dello stesso Ordine. La regina, saputo che padre Dionigi era calabrese, gli diede in dono l’alluce del Santo (nella foto qui sotto).

Padre Dionigi portò a Oriolo la reliquia, che fu conservata nel convento dell’Ordine dei Claustrali del 1439, dove l’Università aveva fatto costruire un altare con suo patronato. Il periodo in cui la reliquia giunse a Oriolo è calcolabile fra il 1562 e il 5 gennaio 1589, giorno della morte di Caterina dei Medici. Nel 1589 morì anche Padre Dionigi Colomba, eletto a Imola Padre Generale del Terzo Ordine dei Claustrali di S. Francesco d’Assisi. Anni or sono mi posi il problema della ricerca degli atti o autentiche, che confermassero la presenza in Oriolo della reliquia prima della perizia giurata sui resti del Santo, datata 6 dicembre 1808 e fatta da mons. Danicourt per ordine del vescovo di Tours. Nell’Archivio di Stato di Castrovillari e precisamente nel fondo notai trovai un atto del notaio oriolese Domenico Imperiale, datato 19 maggio 1680. In detto rogito si legge quanto segue: Il 13 maggio 1680 si tenne “parlamento dei Magnifici del Governo, Gentiluomini e Cittadini d’essa Terra d’Oriolo e pigliarono per Protettore e Padrone di questa Terra d’Oriolo il Glorioso S. Francesco di Paola la cui Venerabile reliquia del dito grosso del piede destro si conserva in detto Venerabile Convento di S. Francesco”. Il sindaco e gli eletti s’impegnarono a onorare la Reliquia con maggiore venerazione e a ricorrere all’intercessione del Santo per tutti i bisogni dell’Università. L’assemblea, al termine della seduta, autorizzò il sindaco a far tradurre in un atto notarile la volontà dell’Università.

Il 19 maggio 1680 si presentarono davanti al notaio Michele Imperiale di Oriolo il sindaco Marco Antonio Colomba, il reverendo Padre Fra Carlo Colomba, Priore e Guardiano del venerabile convento di S. Francesco del Terzo Ordine dei Claustrali e l’arciprete D. Francesco Antonio Toscani. L’atto del notaio riporta che il sindaco fu autorizzato a stipulare il rogito notarile in nome e per conto dell’Università e a fare un’offerta, obbligandosi con tutte le clausole e le condizioni poste nell’assemblea del 13 maggio 1680, che s’inseriva e cui si faceva riferimento. Il magnifico Marco Antonio Colomba, sindaco della citata Terra (Oriolo), non per forza, ma spontaneamente assunse sotto giuramento l’obbligo personale a pagare e corrispondere al Venerabile Sacello di S. Francesco da Paola, costruito o da ricostruire dentro il Monastero del Terzo Ordine di S. Francesco, annui carlini venti in qualunque anno il giorno secondo del mese d’Aprile in cui era celebrata la Festa di detto Gloriosissimo S. Francesco di Paola”. Il pagamento dei venti carlini, con inizio il giorno due del mese d’aprile dell’anno 1681, doveva continuare “in futuro e in perpetuo nella prescrizione di detto tempo” a favore del Venerabile Sacello, versando la somma nelle mani del rev.do Fra Carlo Colomba Guardiano del convento, accettante, e dei suoi successori nella stessa carica. Il sindaco s’impegnò ancora a far celebrare ogni anno una Messa cantata e nel giorno della festa accedere processionalmente al convento col reverendo Clero della stessa Terra. Per la Messa cantata l’Università doveva versare ogni anno al clero carlini cinque, una libbra di cera e tre libbre di polvere da sparo per la celebrazione della festa e a favore del clero, rappresentato dall’arciprete D. Francesco Antonio Toscano, presente alla stesura dell’atto e accettante. Per l’osservanza di quanto pattuito tutte la parti contraenti con giuramento obbligarono se stessi e tutti i loro beni mobili e immobili presenti e futuri. A metà Ottocento la reliquia fu autenticata da mons. Gennaro Maria Acciardi, vescovo d’Anglona-Tursi dal giugno 1849, che appose il suo sigillo su ceralacca, ancora oggi ben visibile sul retro della teca. Mancava però il riconoscimento della reliquia da parte dell’Ordine dei Minimi. Il 20 maggio 2018 la venerata Reliquia, accompagnata dalle autorità religiose e civili di Oriolo (a breve su Paese24.it pubblicheremo articolo dettagliato con il programma, ndr), andrà in Peregrinatio a Paola, dove sarà ricevuta degnamente dai M. R. Padri Minimi, che dedicheranno un’intera giornata a onorare S. Francesco di Paola e la sua Reliquia. 

Vincenzo Toscani, storico

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