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Wealth Management, quale futuro per la gestione della ricchezza?

Wealth Management, quale futuro per la gestione della ricchezza?
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Fondamentale fin dall’inizio delle prime forme di accumulazione, la gestione del risparmio ha conosciuto un deciso cambio di passo nel corso degli ultimi anni, in seguito al boom della New-Economy e all’avanzata delle tecnologie. A fronte di un’offerta ormai vastissima sul terreno degli investimenti finanziari, si fa sempre più pressante il problema, sul lato del risparmiatore, inerente alla miglior gestione possibile del proprio denaro. Ecco dunque che accorre in aiuto il Wealth Management. Cos’è?

In italiano, Wealth Management significa esattamente gestione della ricchezza. Nome parlante, perché chi si occupa di Wealth Management è orientato ad indirizzare le decisioni dei risparmiatori verso le scelte più opportune per far fruttare i propri soldi. I professionisti degli investimenti sono sempre più figure centrali non solo per quel che riguarda i grandi fondi o le aziende da n milioni di fatturato annuale, ma anche nella vita dei singoli lavoratori, che aspirano a garantirsi un futuro sereno. Consulenza e gestione sono i termini chiave del Wealth Management. Ci si può affidare ai fondi di investimento o optare per un mandato personale, ma cambia poco (perlomeno in termini generali); ciò che conta è avere a che fare con il professionista giusto.

Ovviamente, quando si tratta di risparmio, il meglio non è mai abbastanza. Pur in un mercato in espansione come quello del Wealth Management, non mancano problematiche di diverso tipo. Innanzitutto, sovente, il rapporto tra cliente e consulente non appare così roseo. Il risparmiatore va alla ricerca ormai di un esperto che lo guidi a 360 gradi, mediante un approccio olistico fortemente personalizzato. Un’esigenza per la quale non tutti i consulenti sembrano all’altezza (solo il 55,5% dei clienti si dichiara soddisfatto per proprio Wealth manager). Nel caso delle donne, l’handicap pare addirittura aggravarsi. Circa il 70% delle donne cambia il proprio consulente una volta l’anno. Tenendo conto del fatto che il rapporto cliente-manager è molto confidenziale, si colgono facilmente i limiti di tale situazione. In secondo luogo, è ancora molto scarso l’utilizzo della tecnologia nel campo del Wealth Management, anche tra i più giovani. Ma a questo problema pare possano rappresentare una risposta efficace gli Hybrid Advisor.

L’accesso della tecnologia nel mondo della gestione del risparmio era inevitabile, ancorché ancora non diffuso a livello di massa. Strumenti quali i Robo-Advisor si collocano come una nuova frontiera indispensabile per stare al passo con i tempi, rapidissimi, dei mercati finanziari. Di fronte alla scarsa fiducia dei risparmiatori verso le tecnologia, sono sorti gli Hybrid Advisor, modelli di consulenza ibrida che coniugano l’approccio umano e digitale, dove al secondo è demandata l’attività basilare, al primo la gestione delle fasi cruciali. Gli Hybrid Advisor assolvono alle esigenze del cliente di una gestione totalizzante della proprio attività finanziari, garantendo un’attenzione specifica alle peculiarità del singolo risparmiatore. L’apertura facilitata verso nuovi mercati, garantita dagli Hybrid, è solo uno degli altri vantaggi che questo strumento offre. Accanto ad un contenimento dei costi rispetto alla consulenza tradizionali, che di questi tempi non guasta mai. 

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