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Sibari e l’amore per il lusso: una colonia greca simbolo di ricchezza

Sibari e l’amore per il lusso: una colonia greca simbolo di ricchezza
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Sin dai tempi dei Greci e dei Romani, Sibari era conosciuta come una delle colonie più ricche e potenti, grazie a un territorio fertile e al carattere particolarmente vivace dei suoi abitanti. Proprio dalle vicissitudini che hanno riguardato l’antica città discende l’espressione “vivere da sibarita”, che sta a indicare proprio uno stile di vita fatto di feste, divertimento, sfarzo e buona cucina. Oggi frazione di Cassano allo Ionio, in provincia di Cosenza, Sibari è un piccolo centro dedito soprattutto al turismo e all’agricoltura, ma la sua storia racconta ben altro. Nei secoli passati, infatti, la cittadina calabrese è stata una delle località più importanti del Sud Italia, e in particolare di quella Magna Graecia che per secoli ha rappresentato la culla della civiltà.

La città fu fondata dagli Achei e dagli abitanti provenienti dalla polis di Trezene, i quali raggiunsero la costa ionica calabrese tra il 720 e il 710 a.C.. Grazie a un territorio ideale per coltivare cereali e vigneti e alla presenza di vaste aree montuose, la piana compresa fra i fiumi Crati e Sibari rappresentò sin da subito il luogo ideale in cui stabilirsi e dar vita a un’economia a dir poco florida. In stretto contatto con la città di Mileto, nell’Asia Minore, che riforniva la colonia di porpora, oltre all’agricoltura i cittadini di Sibari iniziarono a dedicarsi a una produzione tessile di qualità destinata alle popolazioni più abbienti della penisola. In breve tempo, grazie alla fortunata posizione geografica e all’abilità dei suoi abitanti, Sibari riuscì a diventare una delle colonie più ricche dell’intera Magna Graecia e punto di partenza per la costituzione di altri centri, come Poseidonia (Paestum), Laos (Marcellina) e Scidro, nelle successive campagne espansionistiche dei greci. Il benessere e l’opulenza, che ormai caratterizzavano la città ionica, per almeno due secoli furono caratteristiche predominanti della colonia sibarita, conosciuta al di fuori dei suoi confini per la sua “triphè”, ossia la “dolce vita” di Sibari.

Lunghi e ricchi banchetti, feste, lusso e una vita dedita al piacere furono per lungo tempo attività quotidiane per i sibariti, che si dilettavano tra l’altro in gare letterarie chiamate “Favole sibaritiche”, tornei sportivi dedicati alle divinità e passatempi di vario genere. La vita sibarita scorreva infatti tra cibo ottimo ed eventi mondani, e durante i maestosi pasti organizzati in città si trascorrevano ore mangiando pietanze squisite, intrattenendosi anche con danze, suoni, canti e talvolta giochi. La ricchezza raggiunta dalla città ionica, però, non veniva vista di buon occhio dalle località confinanti più inclini a una filosofia moralista di stampo pitagorico, come Crotone, che decise di attaccare Sibari per annetterne il territorio.

Dal 520 al 510 a.C. gli scontri furono via via più duri e accesi, fino a culminare nella battaglia del fiume Traente, in cui i crotonesi guidati da Milone sconfissero definitivamente i rivali, costringendoli a una triste resa. Da quell’episodio in poi la storia di Sibari ha conosciuto varie vicissitudini, dalla fondazione di Thourioi nel 444 a.C. alla successiva nascita della colonia romana di Copia, nel 193 a.C., i cui resti sono tuttora visibili e sovrapposti nell’area archeologica degli Scavi di Sibari.

Photo by Peter Stewart, Creative Commons 2.0

Pur non raggiungendo più i fasti di un tempo, in età romana Sibari-Copia recuperò parte della sua importanza, rappresentando un punto strategico per la sua vicinanza al mare e per la presenza di un territorio fertile e di un clima mite. La vecchia vita sibarita fatta di ozio e lusso era ormai un ricordo, ma anche sotto il dominio romano il gusto della “bella vita” non avrebbe certo sfigurato. D’altronde, i Romani dei ceti più alti erano già noti per la loro voglia di divertirsi e gli stessi imperatori si mostravano talvolta più portati al gioco che alla guida del popolo: basti pensare a due personaggi particolari come Caligola e Nerone, con il primo che era solito scommettere su giochi di dadi e corse, tanto da trasformare il palazzo imperiale in una casa da gioco, e il secondo a sua volta intento a promuovere il gioco dei dadi mettendo in palio ingenti somme di denaro. Il periodo d’oro di Sibari, durato all’incirca due secoli, viene oggi ricordato con grande interesse, anche per i tanti racconti curiosi tramandati dagli storici, come quello che vuole i cuochi migliori della città considerati come veri e propri artisti, premiati per le loro creazioni più gustose. Una fase vivace e colorata, della quale ancora oggi è possibile respirare l’aria visitando la splendida area archeologica della città. (Pubbliredazionale)

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