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Cassano, in manette il latitante Abruzzese. Parenti in strada si ribellano all’arresto

Cassano, in manette il latitante Abruzzese. Parenti in strada si ribellano all’arresto
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Il quartiere "Timpone Rosso" di Lauropoli

E’ durata poco la latitanza di Celestino Abbruzzese, il presunto boss del clan degli “zingari” a Cassano All’Ionio. Abbruzzese, evaso da un ospedale a Catanzaro lo scorso marzo, è stato catturato dai Carabinieri ieri nel quartiere Timpone Rosso a Lauropoli. Celestino Abbruzzese, 67 anni accusato di associazione mafiosa e di omicidio, si era rifugiato per tutti questi mesi presso l’abitazione di un parente proprio a Lauropoli. Il presunto “capo” degli zingari di Cassano All’Ionio era evaso ad aprile scorso, dopo mesi di detenzione in carcere, sfruttando il suo ricovero in ospedale a Cosenza. Da allora aveva fatto perdere le sue tracce. Gli Uomini dell’Arma dei Carabinieri di Corigliano e del Nucleo investigativo di Cosenza dopo mesi di indagini serrate, coordinate dalla Procura di Castrovillari in sinergia con la Dda di Catanzaro, e di appostamenti lo hanno individuato ed aspettato il momento opportuno  per assicurarlo alla giustizia. Sicuri della presenza dell’Abbruzzese,  i Carabinieri hanno fatto scattare il bliz, cogliendo di sorpresa il latitante. Ammanettato, Celestino Abbruzzese non ha fatto resistenza. La rivolta, invece, si è scatenata quando è stato tradotto fuori per essere trasportato in carcere. L’Intero quartiere di Timpone Rosso, roccaforte della famiglia Abruzzzese, allarmato dalle urla dei parenti dell’arrestato, ha mobilitato decine di persone. In strada i Carabinieri sono stati aggrediti nel tentativo di far fuggire l’Abbruzzese. Tra spintoni ed insulti il latitante è stato comunque messo nell’autovettura e trasportato via. Nel frattempo nel quartiere Timpone Rosso sono giunte diverse pattuglie di Carabinieri, che hanno proceduta ad identificare le persone che si erano rese protagoniste dell’aggressione ai militari dell’Arma. Celestino Abruzzese era stato arrestato nel 2009 per omicidio e altro, con l’aggravante del metodo mafioso, e associato al regime detentivo del 41 bis.

 

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