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Saracena, copia “Ultima Cena” di Leonardo ritrovata in un convento abbandonato

Saracena, copia “Ultima Cena” di Leonardo ritrovata in un convento abbandonato
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Una copia del Cenacolo (Ultima Cena) di Leonardo da Vinci, di cui sono ignoti l’autore e l’epoca, è stata scoperta nel refettorio del Convento dei Cappuccini a Saracena, abbandonato da anni al’incuria e alle intemperie, e ridotto a rudere raggiungibile solo a piedi. Lo rendono noto le associazioni “Mistery Hunters” di Cosenza e “Mistyca Calabria” di Castrovillari, il cui obiettivo è quello di comprendere la storia, salvaguardare e valorizzare il patrimonio storico – artistico del territorio e cercare risposte concrete di tutela e conservazione.

Il dipinto murale calabrese, dalle grandi dimensioni, è all’incirca la metà di quello originale. Sembrerebbe esserci una data che è il 1859 e risulta una delle tante, diverse copie del celebre Cenacolo di Leonardo. Già a partire dalla prima metà del 1500, infatti, dell’opera si fecero numerose copie, sia a grandezza naturale sia di dimensioni minori e su supporti leggeri. Il Cenacolo venne riprodotto attraverso affreschi, tele, tavole, disegni e incisioni e queste copie erano particolarmente preziose perché permettevano di capire come dovesse essere originariamente il celebre dipinto murale, che già una ventina di anni dopo la sua realizzazione era molto deteriorato.

L’Ultima Cena calabrese mostra alcuni particolari, come la parte inferiore del tavolo che nel Cenacolo di Leonardo da Vinci non esiste più essendo stata coperta quando si è realizzata la porta del refettorio. La storia stessa del convento dei Cappuccini potrebbe fare chiarezza su quest’opera: la fondazione dell’edificio risale al 23 giugno del 1588, per volere di mons. Carafa, vescovo di Cassano. Con la soppressione degli ordini religiosi voluta da Napoleone Bonaparte e Gioacchino Murat la struttura il 10 novembre 1811 venne abbandonata dai frati i quali vi fecero ritorno nel 1854. Il convento fu definitivamente chiuso nel 1915 per mancanza di novizi e tra il 1917 e il 1918 venne usato come luogo di prigionia per i soldati austriaci e tedeschi. Annessa al convento venne edificata una chiesa dedicata a San Francesco d’Assisi che subì anch’essa la soppressione e fino al 1854 rimase di pertinenza comunale. La definitiva soppressione avvenne nel 1866. Altri dipinti su pareti si trovano nel convento, dall’Assunta al San Francesco.

Federica Grisolia

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