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Cersosimo. Casa Cultura intitolata ad Angela Ferrara, poetessa dei bambini vittima di femminicidio

Cersosimo. Casa Cultura intitolata ad Angela Ferrara, poetessa dei bambini vittima di femminicidio
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Sotto un cielo azzurro, terso, riscaldato dai raggi di un sole caldo, forte, che abbraccia tutto e tutti, è stata intitolata ad Angela Ferrara la  “Casa della Cultura” di Cersosimo (Pz). Una targa è stata scoperta alla presenza del parroco, di tantissima gente, associazioni, artisti, sindaci, giunti da tante località della Regione, ma anche dalla vicina Calabria e dalla Puglia. Poi, una lunga sciarpa colorata, fatta da mani segnate dal tempo, vuole ricordare Angela, ma allo stesso tempo grida con forza la vita, l’amore, la pace.

La poetessa, la donna, la mamma, la scrittrice di racconti, l’educatrice (vittima di femminicidio, ndr) sarà dunque ricordata nel suo paese in uno dei luoghi simbolo, dove negli anni è stata protagonista attraverso il teatro, la musica, la poesia. Sarà un punto di riferimento per la cultura, per l’arte.  “L’iniziativa – sottolinea il sindaco Armando Antonio Loprete – darà continuità al lavoro iniziato dalla poetessa dei bambini. Sarà un luogo di speranza, di pace, di riconciliazione ma anche un punto di riferimento contro la violenza, in modo particolare quella contro le donne”. E da Cersosimo, dalla Basilicata si propone un nuovo simbolo, una margherita, per dire no alla violenza. Un segno di riconoscimento che ricorda il canto d’amore: “Nuda margherita nell’assolato prato, preda sei dell’ossessione. Ma se davvero m’ami non raccogliermi”. Un canto che accompagna una serata dalle emozioni intense.

Lo spettacolo “m’ama o non m’ama”, dall’opera di Angela Ferrara, magistralmente diretto da Ulderico Pesce, ha saputo fare incontrare le parole con i passi lievi delle ballerine, mentre canzoni e note hanno raccontano la storia di uomini e di donne di una terra antica, forte e malinconica, riservata e nobile, dove il tempo sembra fermarsi, mentre piccoli uomini crescono. Un teatro pieno, pieno di bambini, come Luciano, figlio di una stella, che prende per mano i suoi amichetti, donando il regalo più bello, “L’alfabeto degli animali”. Un brivido corre lungo la schiena, un nodo blocca la gola, mentre Luciano, con la sua innocenza, con la sua voce, nel chiaro scuro, nell’ombra della sala,  tocca nel profondo le coscienze e i cuori.

Non si riesce a trattenere le lacrime, che con forza rigano volti di donne e di uomini. Ci si guarda negli occhi per capire, si abbassano gli occhi per leggere i versi, ci si attiene ad un copione di parole, nessun accenno alla morte, solo l’opera di una poetessa, null’altro. “Solo animando il territorio attraverso la cultura, ha aggiunto Ulderico Pesce, non lasceremo Angela più sola. Solo raccontando la sua storia, racconteremo le storie di teneri donne, di teneri madri, solo ricordando la sua storia lacereremo il velo della morte e dell’indifferenza”.

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