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Amendolara ricorda il suo patrono. Legame secolare con San Vincenzo Ferrer

Amendolara ricorda il suo patrono. Legame secolare con San Vincenzo Ferrer
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I falò che quest’anno illumineranno le notti di festa per San Vincenzo Ferrer ad Amendolara sprigioneranno una luce ed un calore più intensi, nel ricordo dei 600 anni dalla morte e quindi dalla nascita in cielo del patrono del “Paese delle Mandorle e della Secca”. San Vincenzo Ferrer nacque a Valencia nel 1350 per poi morire a Vannes, nella Bretagna francesce, il 5 aprile del 1419Nella cittadina transalpina sono ancora custodite le sue spoglie, precisamente nella cattedrale di San Pietro. Proclamato santo nel 1455 mantiene un legame solido con il paese di Amendolara che conserva, in fase di definitivo recupero, proprio un convento domenicano costruito a metà del 1500. Grazie all’incessante interesse dei domenicani, San Vincenzo divenne con il tempo il protettore di Amendolara, subentrando negli anni a Santa Margherita Vergine e Martire che resta comunque oggi venerata nel paese e titolare della chiesa madre.

L’iconografia legata alla figura del frate spagnolo – festeggiato oggi, 5 aprile, dalla Chiesa –  è molto complessa e allo stesso tempo carica di significati. La fiamma sopra la sua testa, ad esempio, rappresenta la forza dello Spirito Santo che lo illuminava e gli permetteva di predicare facendosi capire da tutti, nonostante parlasse soltanto valenciano. San Vincenzo che indossa l’abito domenicano, espone tra le sue mani (da come si può vedere bene dalla statua di Amendolara in foto) un libro che rappresenta il Vangelo con il quale il frate ci invita a seguire l’esempio di Cristo. Il dito alzato verso il cielo, invece, indica che tutti i miracoli che lui faceva provenivano dalla Grazia di Dio ed egli era soltanto un messo del Signore. E le ali dietro al suo corpo, facevano sembrare San Vincenzo, durante le sue prediche infervorate, quasi come un angelo dell’Apocalisse.

Ad Amendolara, il protettore San Vincenzo Ferrer si festeggia l’ultima domenica di aprile e nei tre giorni precedenti. Giovedì sera in Marina e negli altri giorni in Paese vengono accesi i tradizionali fucarazzi, enormi falò che richiedono impegno e passione per la loro realizzazione prima di essere divorati dalle fiamme in onore di San Vincenzo. Il falò, emblema della fede tradizionale, un misto tra sacro e profano, è ricorrente nelle festività del Mediterraneo, soprattutto in quelle zone a forte connotazione agricola. Una sorta di rituale ben augurante per la fertilità della campagna e quindi per una buona raccolta. Raramente però i falò vengono abbinati ai festeggiamenti in onore di San Vincenzo Ferrer e per questo Amendolara risulta unica nel suo genere. Il santo spagnolo è patrono di circa 40 paesi in Italia, maggiormente del Centro Sud con diversi centri nel Salernitano. Forte il legame tra San Vincenzo Ferrer e gli amendolaresi emigrati in ogni parte del mondo. Ma soprattutto nei due centri gemellati con Amendolara, e cioè Cerano (Novara) e Lanus, cittadina argentina dell’area metropolitana di Buenos Aires. Da Cerano, durante i festeggiamenti di fine aprile in onore del Santo, tornano al paese tantissimi emigrati anche di nuova generazione. Mentre a Lanus, nel mese di maggio, dal 1995, la comunità amendolarese festeggia San Vincenzo Ferrer con la celebrazione di una messa a Plaza Amendolara prima della processione con la statua del Santo. Momenti di forte emozione che annullano i 12.000 chilometri di distanza.

Vincenzo La Camera

 

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