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San Basile celebra la legalità con il generale Pellegrini

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Siamo nella Palermo di fine luglio del 1983. La Sicilia non è più la polveriera dell’anno precedente né tantomeno quella del 1981, quando i morti ammazzati riempivano gli obitori dell’isola al ritmo di quasi uno al giorno. Il comandante della Sezione antimafia Angiolo Pellegrini, da ormai più di due anni, riferisce delle sue indagini direttamente al consigliere istruttore Rocco Chinnici e al magistrato Giovanni Falcone, all’interno dell’Ufficio Istruzione. La guerra tra Stato e antistato è impari, anche se nessuno si sarebbe mai aspettato che la mafia, invece che rispondere, avrebbe attaccato per prima. La mattina del 29 luglio 1983, verso le otto del mattino, un’autobomba esplode in via Pipitone Federico, davanti al palazzo dove risiede Rocco Chinnici, spazzando via la sua vita e quella dei due carabinieri di scorta. “L’Ora” titola: “Palermo come Beirut”. È l’inizio di una guerra interminabile che, per certi versi, si protrae ancora oggi: quella tra un’Italia per bene e un’altra corrotta e criminale.

E’ il contesto in cui si muove il libro “Noi, gli uomini di Falcone. La guerra che ci impedirono di vincere”, scritto da Angiolo Pellegrini, generale dell’Arma dei Carabinieri, uno degli uomini più fidati del magistrato Giovanni Falcone, insieme a Francesco Condoluci. Il testo sarà presentato direttamente dall’autore, il generale Pellegrini, a San Basile, sabato 13 aprile, alle ore 9.30, nel corso della “Giornata della Legalità” in programma al Lab Center.

Introdurrà l’evento il saluto del sindaco, Vincenzo Tamburi, e del dirigente scolastico, Rosa Maria Ferraro. Interverranno il prefetto di Cosenza, Paola Galeone, l’assessore alla cultura della regione Calabria, Maria Francesca Corigliano, ed il comandante della compagnia Carabinieri di Castrovillari, il capitano Giovanni Caruso.

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