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Il Telefono Rosa ha fatto tappa a Cersosimo nel ricordo di Angela

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Ormai un anno fa, Cersosimo, piccolo borgo lucano della provincia di Potenza, veniva sconvolta dalla notizia di un femminicidio: una sua giovane concittadina, la scrittrice Angela Ferrara, è stata uccisa dal marito a colpi di pistola. E proprio a Cersosimo, nei giorni scorsi, è stato presentato, nella sala a lei dedicata, il libro “Il telefono rosa. Una storia lunga trent’anni”, scritto da Carla Cucchiarelli. All’evento, organizzato dall’Associazione per lo Sviluppo dell’Alto Jonio, che – come ha sottolineato il suo presidente Antonio Pagano – ora ha esteso i suoi confini fino alla Lucania, hanno partecipato, inoltre, il sindaco di Cersosimo, Armando Loprete; Antonella Faieta, vicepresidente dell’associazione Telefono Rosa; Simona Bernardini, coordinatrice del team delle psicologhe del Telefono Rosa; l’autrice del libro, Carla Cucchiarelli.

A sottolineare l’importanza dell’iniziativa, il primo cittadino Loprete, il quale non ha potuto non ricordare la figura di Angela, morta tragicamente. Un evento che ha fatto crollare la convinzione di essere «immuni dalla violenza e dal male» ma che può essere affrontato solo attraverso una «rigenerazione culturale».

«Della violenza come tematica universale che tocca l’intera società e sulla necessità che lo Stato affianchi costantemente il lavoro dei volontari» si è soffermato il presidente dell’Asaj, Antonio Pagano, secondo cui sono due le strade da intraprendere: quella del «rafforzamento culturale» e della «riscoperta della propria identità per ritrovare se stessi», puntando sui giovani.

Il Telefono rosa nasce nel febbraio del 1988 per aiutare le donne vittime di violenza. Violenza che si può definire molto “democratica”, in quanto può colpire tutte, di qualsiasi ceto sociale, anche e soprattutto all’interno di mura domestiche o comunque luoghi, per così dire, rassicuranti. Ad un primo approccio telefonico (il centralino è attivo tutti i giorni, h24), segue poi un colloquio in sede (quella centrale è a Roma, ma ce ne sono su tutto il territorio nazionale), dove le vittime avranno una consulenza legale, psicologica ma anche economica. A questa attività si affiancano le case-rifugio: strutture che danno ospitalità, a titolo gratuito, alle donne che subiscono violenza e ai loro bambini, gestite da un team, tutto al femminile, di operatrici specializzate. L’associazione gestisce anche il 1522, numero gratuito di pubblica utilità, attivo h24, promosso dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri. Operatrici specializzate accolgono le richieste di aiuto delle vittime di violenza e stalking, con un collegamento diretto con le Forze dell’Ordine.

La storia trentennale del Telefono Rosa, nata in una stanzetta e dalla buona volontà di cinque donne, ma anche le numerose battaglie femministe e l’iter della legge che solo di recente ammette i reati di violenza sulle donne e stalking, è racchiusa nelle pagine del libro della Cucchiarelli, che, nel suo intervento, ha parlato di «inversione culturale, fatta da uomini e donne insieme» come unico strumento per contrastare la violenza di genere, spesso causata dal fatto che gli uomini non accettino l’emancipazione femminile. Anche la scrittrice ha ribadito l’importanza di entrare nelle scuole per intraprendere un lavoro educativo condiviso sui giovani, attraverso la «cultura della convivenza». Della stessa opinione, la vicepresidente dell’associazione, avv. Antonella Faieta, secondo cui la violenza è «un fenomeno trasversale che colpisce tutte e non riguarda soltanto gli altri», da denunciare senza vergogna.

«Con la denuncia si inizia un percorso doloroso – ha esordito la psicologa Bernardini – . Noi vogliamo far capire alle donne vittime di violenza che esistono altre opportunità e farle sentire, così, meno impotenti. Vogliamo restituire la loro identità e fiducia, così da farle tornare più belle».

Durante l’incontro è stato proiettato lo spot “Linda”, di Marta Evangelisti, Vincenzo Greco e Fabrizio Dividi [GUARDA]. “Linda”, con lo stile di un ipotetico Carosello di fine anni ’50, racconta di una donna che non viene più accettata delle amiche e non si sente più ricambiata nel suo affetto da figlia e marito; il motivo le sfugge ma una pubblicità vista per caso su un giornale la illumina. Il cofanetto “Linda” è, in realtà, un kit composto da ciprie, detergenti e un foulard alla moda, atti a nascondere gli evidenti segni delle violenze domestiche che subisce da parte di un marito apparentemente ineccepibile. Sperimenta i vari prodotti con soddisfazione crescente e scopre che l’accettazione sociale è di nuovo alla sua portata. La parola d’ordine diventa, così, “nascondere” ma… l’amore non è un trucco.

«Ci auguriamo, ogni giorno, di poter chiudere l’associazione» – è stato detto dalle tre professioniste giunte da Roma per l’occasione. Intanto, finora, quel Telefono ha squillato oltre settecentomila volte.

Federica Grisolia

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