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Carenza di personale e code interminabili. Caos al Cup di Trebisacce

Carenza di personale e code interminabili. Caos al Cup di Trebisacce
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Lo sportello Cup ancora una volta nell’occhio del ciclone a causa di code interminabili che mettono a dura prova la pazienza degli utenti ma anche la salute degli operatori sottoposti giornalmente a duro stress lavorativo per far fronte alla cattiva organizzazione del servizio. All’origine del problema, come è ampiamente noto, c’è l’endemica carenza del personale destinato al servizio-Cup: al posto dei 4/5 operatori previsti in organico, è quasi sempre in servizio, come è successo nella giornata odierna, un solo operatore che ovviamente non può gestire una folla di utenti proveniente da tutto il comprensorio. E’ infatti valso a poco anche l’idea del referente della Direzione Sanitaria dottor Antonio Adduci di istituire, d’intesa con il dottor Franco Laviola incaricato dai giudici della riapertura del “Chidichimo”, uno sportello supplementare all’interno del presidio sanitario riservato all’utenza interessata ad eseguire esami all’interno dell’ex Ospedale, perché molti pazienti, al fine di aggirare le lunghe code presenti al Cup principale, si rivolgono a questo sportello, che viene così asserragliato da file di utenti impazienti e arrabbiati che spesso dimostrano di essere davvero al limite umano della sopportazione.

In molti casi, infatti, pare non si tratti di carenza di personale ma di mera disorganizzazione e di scelte volutamente pilotate e poco trasparenti che contribuiscono a diffondere un clima di sospetto e di illegalità in un contesto in cui la stella polare del proprio agire quotidiano dovrebbe essere la salute dei cittadini. Perché succede tutto questo? Cosa c’è alla base delle disfunzioni organizzative che sia nei servizi ospedalieri che in quelli territoriali mettono a dura prova la pazienza degli utenti della sanità? Possibile che il management e le figure apicali dei vari servizi ospedalieri e territoriali non siano a conoscenza di tutte queste criticità? Perché all’interno del presidio sanitario si continua a respirare un clima di sospetto, di litigiosità e di marcata appartenenza al proprio fortino politico? Perché non vengono dirottati su questi servizi diversi dipendenti che risultano da sempre protetti dai loro numi tutelari e quindi imboscati e/o assegnati a mansioni talvolta inutili? Perché, per esempio, non si tiene conto dei carichi di lavoro di ciascun dipendente piuttosto che assimilare tutti in un giudizio negativo che non fa giustizia a chi fa il suo dovere sostituendosi spesso a colleghi demotivati e talvolta parassiti? Domande pertinenti e legittime, tutte queste, che meritano risposte chiare e trasparenti e soprattutto atti consequenziali perché ne va di mezzo il buon nome della categoria e soprattutto la salute dei cittadini che è un bene primario a cui tutto dovrebbe essere ispirato.

Pino La Rocca

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