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Tragedia Raganello, chiuse le indagini. Salgono a 14 gli indagati, tra cui tre sindaci

Tragedia Raganello, chiuse le indagini. Salgono a 14 gli indagati, tra cui tre sindaci
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Tragedia del Raganello: 14 gli indagati tra cui i sindaci di Civita, Cerchiara di Calabria e San Lorenzo Bellizzi. Questo il provvedimento della Procura della Repubblica di Castrovillari emesso a quasi un anno (20 agosto 2018) dall’improvvisa piena che è costata la vita a 10 escursionisti, tra cui una guida, che in quel momento si trovavano all’interno delle Gole del Raganello. Le vittime, come si ricorderà, oltre che della Calabria, erano originarie della Puglia, della Lombradia, della Campania e del Lazio. Gli indagati, che inizialmente erano solo in 7, sono saliti a 14 e sono accusati, a vario titolo, dei reati di omicidio colposo, inondazione, lesioni colpose, omissione in atti d’ufficio ed esercizio abusivo della professione. Tra gli indagati, come si diceva, figurano i sindaci di Civita (Alessandro Tocci), di San Lorenzo Bellizzi (Antonio Cersosimo) e di Cerchiara di Calabria (Antonio Carlomagno) e inoltre alcuni titolari di agenzie turistiche e guide.

Secondo l’accusa fu sottovalutata, soprattutto da parte dei sindaci e degli organizzatori, l’allerta gialla lanciata dalla Protezione Civile Regionale che per quel giorno prevedeva pioggia e temporale. Tra gli indagati non figurano, invece, il presidente del Parco Nazionale del Pollino Domenico Pappaterra e il dirigente dell’Ufficio Biodiversità dei Carabinieri Forestali Gaetano Gorpia che all’epoca dei fatti erano stati raggiunti da avviso di garanzia. Ma tra gli altri capi d’imputazione, oltre all’imprudenza, ci sarebbe anche la mancata adozione dei Regolamenti per l’accesso alle Gole e la mancanza degli aggiornamenti dei Piani di Emergenza che avrebbero dovuto redigere le amministrazioni locali. Questo, per quanto riguarda le presunte responsabilità dei sindaci, ma nel fascicolo delle indagini è finita pure la Società che gestiva l’organizzazione delle visite all’interno delle Gole che, sempre secondo le indagini, si sarebbe servita di guide prive della necessaria abilitazione professionale. A dimostrazione della sostanziale sottovalutazione del rischio, nel fascicolo delle indagini risulta anche il messaggio lanciato quel giorno, poco prima della tragedia, dalla guida Antonio De Rasis, 32 anni, di Cerchiara di Calabria, perito nella stessa tragedia che, quale Volontario della Protezione Civile era intervenuto a Rigopiano in Abruzzo, dove, il 17 gennaio 2017, una valanga di neve precipitò a valle distruggendo un albergo e provocando la morte di ospiti dell’albergo. «Se piove  – aveva comunicato Antonio De Rasis – io torno indietro, portando con me le 16 persone che sono in mia compagnia, tra cui, 4 bambini». «Va bene, ma non dovrebbe piovere». Fu la risposta da parte dell’organizzatore. Quel giorno, invece, nella zona-nord del torrente Raganello, nel comune di San Lorenzo Bellizzi, si verificò all’improvviso un violento temporale che diede origine a una micidiale onda anomala che, scendendo a valle lungo le rapide, non lasciò scampo e travolse tutti gli escursionisti che si trovavano nella parte terminale del Raganello seminando distruzione e morte e facendo il tragico bottino di 10 vittime e 14 feriti.

Pino La Rocca

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