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Scuola, il messaggio del vescovo agli studenti. «Chiedete di essere educati, non ammaestrati»

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“L’educazione è l’introduzione alla realtà totale”

(Joseph Andreas Jungmann)

Un nuovo anno scolastico inizia. A tutti il mio saluto.

Anche quest’anno, non per consuetudine ma per un’affezione all’arte dell’educazione che vede tutti protagonisti, il vostro Vescovo vi affida qualche traccia di riflessione partendo da domande emergenti.

A cosa serve la scuola?

Non certo soltanto luogo di trasmissione del sapere, la scuola è il luogo che coltiva il desiderio di conoscere per sapere accendendo interessi, promuovendo capacità, suscitando domande, coltivando curiosità.

Già Albert Einstein aveva segnalato che esisteva il pericolo che la scuola tradisse il suo scopo. “È un vero miracolo –diceva infatti– che i metodi moderni di istruzione non abbiano ancora completamente soffocato la sacra curiosità della ricerca: perché questa delicata pianticella, oltre che di stimolo, ha soprattutto bisogno di libertà, senza la quale inevitabilmente si corrompe e muore. È un gravissimo errore pensare che la gioia di vedere e di cercare possa essere suscitata per mezzo della coercizione e del senso del dovere” (in Autobiografia scientifica, Bollati Boringhieri, 2014).

Ed invece prevale dovunque la “ferrea legge dei numeri” soffocando perfino la scuola.

Anche i docenti, talvolta, ne rimangono permeati, costretti come sono a trascurare il rapporto educatore/educando che apre alla “realtà totale” (Joseph Andreas Jungmann Christus als Mittelpulkt religioser Erziehung, Freiburg i.B 1939).

Che cosa sono le discipline se non delle strade per entrare in rapporto con la realtà, per capirla, per mettere a frutto quel patrimonio di esperienza e di conoscenza che ci viene dalla nostra tradizione affinché sia reinventato?

Papa Francesco, in un discorso del 10 maggio 2014 in piazza San Pietro al mondo della scuola italiana, così diceva: “Perché amo la scuola? Proverò a dirvelo. […] Amo la scuola perché è sinonimo di apertura alla realtà. Almeno così dovrebbe essere! Ma non sempre riesce ad esserlo, e allora vuol dire che bisogna cambiare un po’ l’impostazione. Andare a scuola significa aprire la mente e il cuore alla realtà, nella ricchezza dei suoi aspetti, delle sue dimensioni. E noi non abbiamo diritto ad aver paura della realtà! La scuola ci insegna a capire la realtà. E questo è bellissimo! Nei primi anni si impara a 360 gradi, poi piano piano si approfondisce un indirizzo e infine ci si specializza. Ma se uno ha imparato a imparare, – è questo il segreto, imparare ad imparare! – questo gli rimane per sempre, rimane una persona aperta alla realtà! Questo lo insegnava anche un grande educatore italiano, che era un prete: Don Lorenzo Milani”.

Educare è come seminare: il frutto non è garantito e non è immediato, ma se non si semina è certo che non ci sarà un raccolto” (Carlo Maria Martini).

Nei tempi della tecnica è prevista l’istruzione, la formazione, l’addestramento, l’informazione, ma l’educazione, spesso, non è considerata, è come se fosse un residuo di tempi passati.

Cari ragazzi chiedete a gran voce di essere educati, non ammaestrati.

Per educare occorre autorità che non è esercizio di potere ma relazione basata sull’ascolto, la pazienza, la stima, il mistero, la bellezza.

Peppino Impastato, un giovane siciliano ucciso dalla mafia il 9 maggio 1978, pensava che “se si insegnasse la bellezza alla gente, la si fornirebbe di un’arma contro la rassegnazione, la paura e l’omertà”.

Se andassimo quotidianamente alla scuola della Bellezza non si insinuerebbero in noi l’abitudine stanca e la rassegnazione ma rimarrebbero sempre vivi la curiosità e lo stupore.

Il mio augurio è che possiate coltivare il Vero, il Bene e il Bello per amare la vita.

A tutti, coraggio e buon cammino!

                don Francesco, Vescovo

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