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Dall’Ungheria all’Africa passando per Oriolo. Stormi di gru invadono i cieli

Dall’Ungheria all’Africa passando per Oriolo. Stormi di gru invadono i cieli
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Nasi all’insù a Oriolo dove nella giornata di giovedì primo marzo diversi stormi di gru cenerine (dal latino grus grus detta anche gru europea,) hanno attraversato il cielo sopra il paese (nelle foto).  Alcuni nella mattinata, uno (lo stormo più numeroso) nel pomeriggio, intorno alle 17.30. Un grido squillante e penetrante (udibile anche a km di distanza) ha segnalato il passaggio degli uccelli agli abitanti del paese, un grido che serve a tenere compatto il gruppo durante il lungo volo.     (Ascolta il verso della Grus Grus, da amanzio.eu)

Volano disponendosi a V e sfruttano le correnti ascensionali di aria calda, così da planare ogni volta in cui è possibile; maggiore è il pericolo quando sorvolano il mare, dove non si può atterrare e devono fare affidamento soltanto sulla forza delle loro ali. Lineare è la disposizione in volo, emozionante è lo spettacolo da terra.

Tanta la sorpresa in chi ha avuto la fortuna di assistere all’evento, un po’ meno stupite le generazioni più anziane, che da anni assistono a questo spettacolo della natura. Volgarmente dette “ a gruj ” (dal dialetto oriolese), le gru non sono nuove agli abitanti del posto, anzi, un detto antico racconta che siano portatrici di pioggia (così ci dice Antonietta, anziana residente di Oriolo).

Sappiamo che le gru cenerine migrano durante l’autunno e fino al mese di marzo dall’Ungheria all’Africa, sostando vicino le fonti d’acqua e negli spazi aperti. Si tratta di viaggi pericolosi ed estenuanti, lungo rotte migratorie interminabili e che restano immutate da secoli.  In passato alcune gru cenerine sono state viste volare anche a 10.000 metri di altezza, sulla catena montuosa dell’Himalaya dirette verso l’India.

Agli abitanti di Oriolo restano le loro spettacolari immagini e il ricordo (inconfondibile) del loro verso, con l’augurio che tra un anno questi magnifici esemplari scelgano ancora una volta di fare tappa nell’Alto Jonio Cosentino.

Luigi Adinolfi

«Da ottanta milioni di anni gli uccelli attraversano i cieli, superano le montagne, sorvolano terre e mari. Ogni primavera essi coprono distanze enormi per raggiungere i luoghi in cui nidificare. E in autunno si involano di nuovo a ritroso lungo le stesse rotte. La storia degli uccelli migratori è la storia di una promessa, la promessa del ritorno. Miliardi di uccelli delle specie più varie ogni anno si spostano con l’alternarsi delle stagioni: viaggi interminabili, da un continente all’altro, da nord a sud, colmo di pericoli con un unico scopo proseguire il ciclo della vita. Un volo infinito, un volo di speranza»

dal film “Il popolo migratore”, regia di Jacques Perrin (2002)

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