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Trebisacce, trasferimenti personale Azienda sanitaria. In tribunale la spunta Fials

Trebisacce, trasferimenti personale Azienda sanitaria. In tribunale la spunta Fials
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Il Tribunale di Castrovillari, in composizione monocratica nella persona del dottor Salvatore Franco Santoro, pronunciandosi in merito alla denuncia presentata dalla Fials contro i vertici aziendali Asp per condotta anti-sindacale, ha dato ragione al sindacato ed ha ordinato «al legale rappresentante dell’Asp di adempiere agli obblighi previsti dalla normativa vigente in materia di mobilità del personale,  mettendo a disposizione della Fials, entro il 31.12.2012, – così si legge nel dispositivo della sentenza che compensa le spese tra le parti – la mappatura degli esuberi e dei posti disponibili per categoria e per profili, sia delle sedi da dismettere che degli altri presidi ospedalieri e territoriali, ricordando che in caso di inottemperanza, potrà conseguire responsabilità penali, ai sensi dell’art. 650 C.P.». Duro, ovviamente, il commento della Fials: «Il giudizio sopra espresso evidenzia la condotta anti-sindacale e poco trasparente dell’Asp di Cosenza, responsabile di arbitrii e di abusi perpetrati ai danni dei dipendenti che, alla data del 2 febbraio 2012, si sono visti trasferire d’ufficio senza alcuna motivazione d’urgenza, in spregio ed in violazione degli accordi sindacali e della normativa vigente. Così facendo l’Asp ha messo in atto atteggiamenti di arroganza e prepotenza, violando i diritti di alcuni dipendenti e prevaricando l’azione sindacale della scrivente. Fortunatamente – si legge ancora nella nota sottoscritta dal segretario aziendale Antonio Paolino e dal segretario provinciale Antonio Caccuri – esiste ancora la giustizia ordinaria che difende anche chi non ha santi in paradiso. Invitiamo – continua la nota –  l’Asp di Cosenza a revocare tutte le disposizioni impartite nei confronti dei dipendenti oggetto di mobilità non giustificata da alcuna urgenza, facendo tornare nelle sedi originarie di servizio tutti i dipendenti che, oltre al dramma dell’ingiustizia subita con la soppressione del proprio posto di lavoro, anche l’allontanamento dalle proprie famiglie, con aggravio del disagio e delle spese economiche».

Pino La Rocca

 

 

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