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Chiusura ospedale, prima di Natale il Tar si pronuncerà su ricorso Comune Trebisacce

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La riconversione dell’ospedale di Trebisacce in Capt non placa le azioni giudiziarie, più che popolari, tese a rimettere quanto meno in gioco questa decisione, «scellerata» a sentire cittadini, associazioni, medici in quanto cancella di fatto la sanità nell’Alto Jonio sia per quanto riguarda il rispetto dei LEA (Livelli Essenziali di Assistenza) che per ciò che concerne la gestione delle emergenze, affidata oggi ad un Punto di Primo Intervento non sufficiente per una vasto territorio come l’Alto Jonio cosentino.

Tra un mese, il 14 dicembre, presso il Tar di Catanzaro ci sarà la discussione della causa intentata dal Comune di Trebisacce e avallata  dalle associazioni “Amici del cuore Alto Jonio”, “Pro Loco” di Trebisacce e dalla “Vulnera s.r.l” titolare di un hotel di Trebisacce che vede lesi i suoi diritti, in quanto la chiusura del presidio ospedaliero trebisaccese inevitabilmente influirà, in negativo, sul flusso turistico che da sempre interessa il comprensorio. I tre soggetti scesi in campo, a sostegno del ricorso già presentato dal Comune jonico (guidato dall’allora sindaco Mariano Bianchi), sono difesi dagli avvocati Luca D’Alba e Giuseppe Urbano, che hanno provveduto proprio in queste ore a consegnare le memorie difensive presso la cancelleria del Tribunale Amministrativo Regionale.

Il ricorso del Comune di Trebisacce, depositato in data 28 dicembre 2010, risulta essere contro il presidente pro tempore della Regione Calabria Scopelliti, la Regione Calabria, il presidente pro tempore del Consiglio dei Ministri, il Ministero dell’Economia e delle Finanze, il Ministero della Salute, l’Azienda Sanitaria Provinciale di Cosenza e chiede l’annullamento degli atti e dei provvedimenti adottati dal presidente della Giunta Regionale, nella fattispecie nel ruolo di commissario ad acta per la Sanità, del decreto n. 18 del 22 ottobre 2010 (e di tutti gli atti derivati) che hanno di fatto determinato la riconversione del “Chidichimo” dal 30 marzo 2011. Punto cardine del ricorso del Comune di Trebisacce, avallato da quest’ulteriore atto d’intervento, proposto dal duo legale D’Alba-Urbano, resta la negazione del diritto alla salute sancito dalla Costituzione Italiana.

La protesta dei cittadini dell’Alto Jonio sulla ss 106 contro la chiusura dell’Ospedale di Trebisacce (autunno 2010)

«Ciò in quanto – leggiamo nel documento – l’eccessiva distanza tra i comuni montani che gravitano intorno a Trebisacce e gli ospedali rimasti operativi (Corigliano e Rossano) mette in grave pericolo la salute e la vita delle persone. Inoltre, i posti letto di cui le predette strutture ospedaliere dispongono non sono sufficienti a coprire i livelli essenziali di assistenza (LEA) previsti dalla legge».

E ancora, l’attuazione del Piano di Rientro Sanitario dovrebbe avere nel suo dna la motivazione intrinseca del risparmio di risorse, ma non avverrebbe in quanto tanti cittadini non trovando le opportune risposte nel proprio territorio di appartenenza sono costretti a rivolgersi a strutture sanitarie situate fuori regione (per l’Alto Jonio l’ospedale di Policoro sta diventando il nosocomio di riferimento), andando così ad ingrossare ulteriormente il debito sanitario della Regione Calabria. Morale della favola: un ridimensionamento dell’Ospedale di Trebisacce che non gratifica né dal punto di vista sanitario, né tanto meno in un’ottica di risparmio economico. Inoltre, nelle dettagliate 16 pagine di memorie depositate dai giovani avvocati D’Alba e Urbano, emerge lo sconcertante dato di come un comprensorio di circa 180.000 abitanti (aree di Trebisacce, Corigliano, Rossano, Cariati) sia stato dotato di soli 290 posti letto, per una media di 1,6 p.l./1000 abitanti. Media che scende ad 1,2/1000 se si prende in considerazione soltanto l’area Trebisacce-Corigliano (con tutte le difficoltà del caso nel dover raggiungere questi posti letto, essendo l’Alto Jonio un territorio alquanto frastagliato). Nonostante il Decreto del Presidente della Giunta Regionale 18/10 – si legge sul documento – prevede un numero di posti letto per acuti pari a 2,7/1000 abitanti; per non dire che il Piano Sanitario nazionale ne prevede 4/1000.

I due avvocati allegano alla memorie (oltre agli articoli di Paese24.it che sin dall’inizio segue le sorti dell’ospedale di Trebisacce) anche la sentenza Tar Abruzzo del 17.5.2011 che ha permesso la riapertura di un ospedale, sconfessando di fatto l’operato del governatore abruzzese.

Vincenzo La Camera

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